Sotto un cielo stretto e parsimonioso.



Non è cosa. Non è possibile attraversare l'esistenza, un giorno dopo l'altro, uno più lungo dell'altro, senza sapere cosa sarà domani. Se ci sarà un domani, intendo dire. Eh già, lo so, qualche guru filosofetto penserà che è proprio così che si deve vivere per gustarsi la vita, giorno per giorno, senza nulla sapere del futuro. La mela che mordi per l'ultima volta è la più dolce.
Purtroppo non è vero un cazzo.
Se mai è il contrario, sa di polvere. E' grigia, fredda e senza odore. Si chiama angoscia. E' lei a mordere te, e trova che sei grigio, senza odore, freddo e che sai di polvere. Non ti risputa sul tappeto solo perché è educata.
Ieri mi ha chiamato Lele. -Devi portare tre pacchi...su, da Cesare.
-Non so...e dove?
-A Milano. Da Roma a Milano. E forse devi allungare fino a Cortina.
No, ho risposto, sono a Santa, sono con la Simo, proprio non posso. La conosci, quella s'incazza. Mi ha minacciato. Non ha detto nulla ma proprio per questo mi ha minacciato.
Ho buttato nello zaino le mie cremine per il viso e una camicia di ricambio, quella di Dolce e Gabbana appena comprata, e mi sono tirato dietro la porta. Non mi serve altro. Ora sto viaggiando a centosessanta senza mai scollarmi dalla corsia di sorpasso. Il rombo tranquillo eppure virile della mia audi argento contrasta con gli agitati moti interiori. Ottantamila euro perfettamente rateizzati e sedili in morbida pelle, un nido di turbo pensieri assassini sotto il tappetino. Schiaccio ancora un poco sull'acceleratore, intanto urlo al telefono con Simona.
-Non sai di quello che parli.
-Sì invece. Sei un fottuto frocio. Quando quella palla di lardo schiocca le dita tu corri a leccargli culo e coglioni.
Vorrei gridarle in faccia che è una marchettara del cazzo, che quando è stato il suo momento di occuparsi della carriera, di sistemarsi, non ci ha pensato un attimo a distribuire bocchini lungo tutta la strada. Ora che ha la sua particina in un serial, che fa la sua fottutissima pubblicità ad un orologino di plastica colorata spara sentenze sulla moralità altrui. Vorrei urlarglielo alla succhiacazzi che è una prostituta proprio come tutte ma bofonchio solo stronza. Potrei ricordarle di quando piangendo mi ha confidato di avere leccato per una settimana la fica grigia e ultra pelosa della responsabile di rete ma urlo stronza e chiudo.
Il mio lavoro consiste nel farmi vedere in giro appeso al mio sorriso, nel sudare in palestra, nell'andare dall'estetista per ogni minchiata, nello scegliere i jeans che mi fanno il culo migliore. Il mio lavoro è posare in spiagge popolari, o fra le palme ingiallite di una pizzeria, in atteggiamenti inequivocabili con ninfette sgrullate per scatti finto rubati per i soliti giornaletti gossipari. Il mio lavoro è sorridere e stringere mani in discoteche sovraffollate stretto in camice di seta umidiccia. Il mio agente, cioè Lele, dice che sono il mostruosamente bello ma raggiungibile, il ficone della porta accanto, in pratica quello che arrapa liceali brufolette e casalinghe senza tette attaccate alla bottiglia, dice che ho un fantastico futuro davanti. Sapesse.
Ma il mio lavoro è sopratutto stare vicino a Lele, soprannominato, non da me, che ancora gli porto rispetto, Lardo Molliccio. Il mio lavoro è ascoltarlo, interpretarne i cenni, anticiparne i desideri, obbedire senza che lui debba comandare.
Mi richiama la Simo -Ti volevo solo dire che sei un bastardo. Per me non ci sei mai. Te lo giuro che non è retorica, io ti ho dato il mio cuore. Te l'ho messo in mano. Ti ho anche detto che potevi farci quello che volevi, ma non puoi pisciarci sopra le tue cagate. Stiamo insieme, condividiamo, mi devi portare rispetto.
Dice questo con un'intonazione che io riconosco essere la medesima del suo personaggio televisivo, accetto la sfida e rispondo accorato che più non si può, anche meglio del Bova migliore. -Io, e tu lo sai, ti rispetto tantissimo.
-No, tu non mi rispetti per niente. Pensi solo a Lele. Credi che sarà lui a farti svoltare ma non hai capito niente, è solo un porco viscido che approfitta della tua ingenuità. Tu farai strada perché hai talento. Lui ti sta solo usando, come fa con tutti, ti scopa ma quando non gli servirai più ti butterà nel cesso.
-Ma cosa dici ?! La nostra è solo amicizia.
-Sì, alla vaselina.
-Guarda che tu Lele non lo capisci per niente. E' una brava persona che si sbatte per gli altri. Pensa che da ragazzo voleva farsi frate.
-Sì Fra' Cazzo in Culo. Spiegami Roby sei uomo o sei frocio?
Sono sul punto di vomitarle in faccia di quando stava con Fabrizio e faceva la escort con la sua amica Vulviana, allora la dava via per così poco che avrebbe potuto darla via gratis. Ma sono educato, sono andato a scuola dalle suore mica per niente, non dico menzogne e non tradisco gli amici, lei mi chiederebbe come faccio a saperlo e io dovrei dirle che me lo ha detto Lele.
Intorno a me le colline si alzano verdi per i pini e grigie per gli ulivi, io passo ma loro sono qui da sempre. Imperiture te salutant. Mi distraggo pensando ai versanti nascosti, a quelli non affacciati sull'autostrada, a quelli che non si vedono mai, ai migliori. Provo come una nostalgia, è prematura, ma intubandomi nella galleria non posso fare a meno di buttare uno sguardo nello specchietto retrovisore, non si sa mai, potrebbe essere l'ultima volta che vedo queste particolari colline.
-Ciao amò. Ho saputo che i pacchi stasera me li porti tu.
-Pare di sì.
-Non fare il fesso (ride). Come pare? Ho bisogno dei pacchi per l'una all'Hollywood. Ma prima passa da me, così loro si cambiano e io faccio un controllino, poi vengo con voi. Ah proposito fai un controllino pure tu.
-Cosa? Che controllino, Nico?
-La settimana scorsa due su quattro avevano il marchese.
-E cosa vuoi che faccia, che gli controlli la fica? E' questo il mio compito? Gli do una leccata e sento se sa di sangue? Pensi che siano cazzi miei se hanno il marchese?
-Amò, non posso fare tutto io.
-Ma tu cosa fai? Sono io che le scarrozzo su e giù. Ma non potevano prendere l'aereo?
-A parte il fatto che io oggi sono iper impegnata. Figurati che ho una seduta alla Regione, fighetto mio. Tu non hai idea quante ne faccio per queste viperette qui. Dalla mattina alla sera, è un lavoro guarda. Mi rompono le ovaie per ogni minchiata e alla fine che me ne torna?
-Bhe, te ne torna.
-Amò, ieri sera mi ha chiamato quella super puttanazza della Samantha, mi ha tenuta al telefono due ore perché dice che le altre prendono il triplo di lei e hanno l'appartamento più bello. Poi mi chiama la Tea e si lamenta perché non vuole più andare con la Samantha. Dice che è volgare, e quando tira lo è ancora di più, e visto che è sempre strafatta di coca è una volgarona che le fa fare brutta figura. Poi mi messaggia la Cri incazzata nera perché le romane fanno più feste e la Raffi pare sia riuscita a farsi intestare un super attico.
-La Raffi, quella che dice di essere ancora vergine per devozione a Padre Pio?
-Sì, ma quella la verginità la persa a dodici anni con suo padre che è un frate scalzo del cazzo. Ma tu pensi che anch'io non vorrei farmi l'attico in un colpo solo? Credi che non ci lavoro? Che non mi do da fare? Ma io con chi mi posso lamentare? Amò io lo meriterei più delle altre, che la mia è una vitaccia e rischio la prigione. Per fortuna ho la politica....Che poi... passo tutto il tempo dietro alle mignottone. Le due gemelle che frignano, coi lacrimoni, una la sera e l'altra la mattina, che hanno bisogno di soldi che il padre ha l'ulcera, che deve essere curato, che la mamma beve troppo, che le è venuta la cirrosi, e una si deve rifare il culo e all'altra sono scese le tette. Cazzo non ne posso più.
-Tu ti lamenti ma becchi dieci o quindicimila euro al mese dalla Regione, io allora cosa ottengo?
-Amò hai rotto il cazzo. Fatti sfondare il culo e vedrai che ottieni. Ma di certo lo hai già fatto (sghignazza). Amò non conta solo a chi lo dai ma anche come lo dai.
-Ti sbagli su di me. Io non sono un culattone frocio.

Ho lunghi capelli morbidi, lisci e neri, che porto sciolti sulle spalle o raccolti in un codino. Sono alto, ho la mascella quadra e le spalle ampie, gli occhi verdi e ammaliatori. Dicono che assomiglio ad un sacco di divi americani. Sono intelligente, sono molto istruito, ho fatto il liceo, ero così bravo che avrei anche potuto finirlo. So scegliere i vestiti giusti e, quel che più conta, dentro di me alberga una mostruosa eleganza.
Sono su misura per la pubblicità di un profumo; nudo a bordo piscina, i miei stupefacenti addominali bene in vista, minuscole gocciole d'acqua, perfette quasi come me, adagiate sulla pelle tatuata. Sarebbe bellissimo. Mi vedrei bene dentro uno di quegli immensi cartelloni nelle vie di Milano, arraperei anche i tram.
-Scusami Ro, non volevo dire quello che ho detto.
Ma lo hai detto.
-Perdonami per favore, è che io voglio un figlio da te. Tu sei il mio uomo, non ti scambierei con nessun altro. E' che io come donna mi sento incompleta.
La questione figlio mi porta a pianificare il futuro e questo mi riporta indietro sotto il solito cielo stretto, grigio, e mi inchioda al mio problema. Io ce l'ho un futuro?
Un messaggio audio dalla Nico -Amò scusami, mi sono scordata delle lattine, me ne servono parecchie, pensaci tu.
Sì, col cazzo e col pensiero, digito un sms con una sola mano, il cellulare in bilico sui quadricipiti gonfi. Skordatelo pakki sì lattine no.
Allora Nicòl mi cellula. -Non fare il cazzone. Quando fai una cosa falla bene se no non iniziarla neppure. Ne ho bisogno, punto e basta.
-Impossibile, non è il mio mestiere. Neanche se mi fai venire fra quelle tette rifatte.
Dolci, dolcissimi ricordi.
-Per ora soprassediamo sulle lattine, fammi almeno quel favore, dai un controllino ai pacchi.
-Ma chi sono?
-Non le conosci, due sono appena arrivate dal sud america.
-Sono negre?
-Cosa cambia ?
-Niente, ma se sono negre le faccio sedere tutte dietro e metto l'aria a palla. Puzzano troppo.
-Ti capisco. Una è napoletana.
-Peggio, ma almeno posso farla sedere davanti. Sempre che non si porti dietro la sua tonnellata di monnezza, quella che le tocca per diritto di nascita.
-Che poi la napoletana poverina è anche simpatica. Non come la sua amica albanese. Uno spirulicchio di sedici anni, senza tette, con i peli nelle ascelle ma infoiata peggio di una zoccola. Una che colleziona cazzi al posto delle figurine.
- Per me l'unico albanese buono o è morto o è Kledi.
-Per non parlare di quanto sono animali i calabresi. Forse non puzzano come i negri ma un'anima non ce l'hanno neppure loro. Tutti, ma dico proprio tutti, foera dei ball'.
- Meno terroni più alberi.
Sento la Nico ridere argentina come un lentigginoso ruscello di montagna, così mi viene duro.
-Me lo fai un pompino quando arrivo?

Mi piace guidare in autostrada, mi piace andare veloce. Vorrei morire così, fra le lamiere, in un pazzesco incidente che polverizzi il mio corpo sano e perfetto. Non mi piace morire di cancro. Non voglio morire ammalato, poco a poco, ingrigito, il viso scavato, il fisico scheletrico, i muscoli sgonfi. Meglio in un lampo, come un antico eroe greco, in un orgasmo di lamiere contorte, di parabrezza spezzati, di gomma bruciata, e di gloria. Non in pigiama, a letto, attaccato all'ennesima flebo.
Mi chiama Lele. -Ciao Robertino. Allora ci pensi tu a passare a Lucca?!
-A Lucca? Scusa a Lucca a fare che? - Sento le parole uscire da me in un unico botto, in una sola emissione di fiato. Interpreto il mio tono, l'effetto che fa, almeno come stizzito se non come pesantemente contrariato. Lele non lo deve sapere che lo ucciderei ora con le mie stesse mani, lo sodomizzerei con un cetriolo avvelenato, ma lui certo troverebbe la cosa pericolosamente interessante. Mentre risponde che già che mi trovo a Lucca posso passare dal nostro amico a ritirare certe lattine sembra che il lussuoso abitacolo si riempia del suo sempre atroce alito di merda.
-Tanto allunghi solo di poco.
-Ma q-quante sono?-Sento il tono lamentoso e balbettante, cerco di controllarmi, non deve capire che ho paura.
-Bhe... non so. Qualcuna.-Sta fingendo, non vuole rispondere.
-Quante?-Dico con voce finalmente ferma, consapevole della mia forza.
-Tante.- Risponde allora lui con calma crudele.
-Già che vieni a Roma, prima di andare a prendere i pacchi, approfitta per passare da me. Il mio massaggiatore personale, te lo ricordi no(?) quel magnifico filippino ben piazzato, si è licenziato ieri. Ho ho proprio bisogno di un vigoroso massaggio.
-D'accordo.-Mi sento dire- E le lattine le lascio lì da te?
-Noo. Quelle le porti a Milano, dalla Nico.
Lattina in codice significa coca, ma quella pericolosa, bianca e polverosa, non quella marrone con le bolle, innocua se senza zucchero.
Mi caco sotto. Tante lattine significa sicuro etti. Magari mezzo chilo, o addirittura di più, chili. Cazzo. Già mi vedo ingabbiato, ancora non ce l'ho in mano e già ho un formicolio per tutto il corpo, già sento l'alito della pula sul collo. Mi potrò curare come si deve al gabbio? Mi sale la nausea, sono come preso da una vertigine. Prendo in considerazione l'ipotesi di fermarmi in corsia d'emergenza ma subito la scarto, riprendo il controllo invece, ma brucia, brucia tanto, tutti questi sacrifici per cosa? Diciotto apparizioni televisive nei programmi del pomeriggio, dove in mezzo ad altri Big Jim perfetti come me nessuno mi ha notato, dodici servizi fotografici, in studio in posa o finto rubati, ma mai una copertina. La mia è un esistenza di complemento, fa brillare le vite di quelli molto più noti di me. Un 'estate ho persino fatto il giardiniere nella villa in Sardegna di Lele quando un'altro filippino se ne era andato. Mi ha pagato una miseria in nero, ma io pensavo di avere avuto una botta di culo. E a cosa è servito? E a cosa servirà lo sbattimento di oggi?
Il paesaggio oltre il finestrino ha qualcosa di innaturale, scorre veloce oltre la recinzione autostradale, separato, il mondo si allontana, sarà per i filari di cipresso fra i campi ma sembra di scrutare la vita dal fondo di un sepolcro. La prima volta non l'ho detto ad anima viva, non alla Simo né a mia madre, nessun orecchio amico a sentito il mio lamento. Ho trovato un pretesto per litigare con la Simo e ho finto di prendermi una pausa al mare, così mi sono operato. Per la radio e la chemio ho trovato mille scuse, è stato più complicato ma ce l'ho fatta. Ho preso questa decisione perché sono convinto che bisogna solo mostrare i successi, il sole, che l'ombra non piace a nessuno. Nessuno vuole essere appestato. E poi mi vergogno, io vado in paranoia anche per un piccolo neo o per un po' di forfora, mi accontento solo della perfezione, e in vista di questo ho sempre lavorato sodo, essere corroso da dentro no, è troppo umiliante, è inaccettabile. A denti stretti, zitto, ho tenuto duro fino ad ora, avrei continuato fino alla guarigione ma ora la tac ha sentenziato metastasi ai polmoni. Foera dei ball'.


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