Giuliano Ferrara ce lo ha insegnato
accoppare gli obesi non è reato.
Scritta raccolta in un cesso da Mauro Pedretti.
I pensieri entrano in punta di piedi, titubanti, persino intimoriti. E' come se sulla fronte avessi appeso un cartello con la dicitura pregasi non disturbare. Senza il pregasi. Parlo molto, penso poco. Non malignate, mente sgombra significa mente sana, lucida, le parole sgorgano da sole senza che neanche io debba pensarle, in fila ordinata, affascinanti, seducenti, assolutamente appropriate. Brillanti e perfette. E' grazie a queste vocaboli torniti, disposti con eleganza dentro il mosaico della frase che io non guido, guida l'autista, ed è sempre grazie a questi medesime frasi che ho la scorta, il crimine organizzato teme, come il fuoco teme l'acqua, il geniale polemista quale io sono. E sempre armato di acuti lemmi ho buttato giù il muro del Palazzo e mi sono impossessato della politica. Dicono che sono un mago del trasformismo e hanno ragione, ho militato nella maggior parte dei partiti italiani, molti dei quali ora scomparsi, compresi un paio che io stesso ho contribuito a fondare. Non sempre sono stato coronato dal successo indiscusso che certo avrei meritato ma gli elettori sono dei noti deficienti. Egoisti, stronzi, fascisti, razzisti, evasori. Questa gente non è stupida, è peggio: è ignorante e plebea. Il concetto di fondo è: gli elettori sono tutti delle teste di cazzo. Amen.
Il mondo è marcio, corrotto, istupidito, tanto vale approfittarne senza scrupoli. Quelli che sostengono il contrario sono ipocriti e gli ipocriti non mi sono mai piaciuti. Riempiono le piazze con gli echi di probi discorsi, usurano termini come morale e moralità, poi gonfiano i confessionali di ogni peccato. Mentre la moralità altri non è che il corretto uso delle energie. Cagoni. Comunisti invidiosi.
Non capisco quelli che ce l'hanno con me, anche premettendo che in genere sono brutti e non piacciono alle donne, che sono delle seghe impotenti senza fascino alcuno, e che di conseguenza sono invidiosi, la loro incapacità di riconoscere la mia netta superiorità mi pare enigmatica. E' ovvio che meritano tutta la merda che hanno nel cervello.
Quando entro negli studi gli altri sono miei satelliti, io sono l'astro intorno al quale loro gravitano. Non esagero, la mia opinione è frutto di puntigliosa osservazione: può darsi che inizialmente mi volgano la schiena, possono essere uomini o donne, vecchie o bambini, addirittura animali, sordi o ciechi, pochi istanti dopo che sorgo, anzi penetro nella stanza così facendola mia, gli sguardi sono tutti su di me. Io sono il sole, abbronzo ma non m'abbronzo. Sarà l'odore naturale della pelle, a cui non sovrappongo profumi trovandoli a paragone volgari, saranno le onde mentali, o i cortocircuiti chimici, sarà un invisibile e soavissimo angiolo che annuncia urbi et orbi la mia venuta ma è scientifico, quando io giungo il luogo è saturo di me e nessuno può ignorare la mia presenza.
Un capannello di fessi calvi e di stordite varicose prova ad estorcermi l'autografo e cerca persino di toccarmi, nego con decisione entrambe le eventualità, lo sferzo e lo ammalio con il mio tono più augusteo. Non hanno rispetto per loro stessi nel elemosinare il mio autografo. Peggio ancora, se io magnanimo qual sono lo concedessi scenderei al loro livello.
Al trucco una libidinosa giovane mi tampona il viso, intanto mi sfrega le mammelle maestose sul collo e sulle spalle, ride, ammicca, civetta, dice cose certo stupidissime e triviali ma io non ascolto neanche parlasse una lingua sconosciuta. Noto i capezzoli eccitati grandi come il mio pollice sagomare il leggero tessuto del ridicolo corpetto. Ne azzanno uno, le sfugge un grido, ride, porto la sua mano sulla patta, poi premendo sulla nuca la penetro in bocca. Non so quanto dura, ad essere sinceri per tutto il tempo elucubro su Mozart, il mio corpo traduce in musica per la mia mente il piacere sessuale di cui altrimenti non mi curo, e forse non è un caso se il risultato è una sinfonia. Non so se eietto, in genere preferisco non farlo, ma oggi sono di un umore che non mi importa, mi alzo e mi avvio allo studio.
Le luci scaldano la pelle e abbacinano, l'aria è una sacra broda, sguazzo nel mio elemento. Quando la trasmissione ha inizio il pubblico applaude ma accecato dalla sovra luminosità, che per puro divertimento immagino emanare io stesso, non lo scorgo neppure. Del resto anche solo per intravedere gli altri ospiti devo compiere uno sforzo di concentrazione. Sono miope, ma guardatevi bene dal considerarlo un difetto, io non ho difetti, l'ipometria è di somma utilità e gli occhiali mi donano quasi quanto io dono a loro. Anche giovano alla mia potenza intellettuale. Le le donne sono molto attratte dalla mia immagine di virilità non esteriore ma celebrale. Cioè io rappresento un modello di virilità assoluta del cervello. L'idea di essere violentata e penetrata dal cervello eccita la femmina più di ciò che qualunque uomo possa fare con il fallo. E' una iper penetrazione.
Nella vampa distinguo una parlamentare ex cubista il cui unico merito e di non avere merito alcuno, ma che può vantarsi di essere nipote di un tiranno mai abbastanza esecrato e di una famosa attrice che da giovane aveva magnifiche tette. E' nota, e per me è la cosa di gran lungo più lodevole, per un'unica frase urlata in una trasmissione simile a questa, meglio fascista che frocio, cosa con cui naturalmente concordo. Mi fa un cenno di saluto, sorrido e mi aggiusto i capelli con gestualità elegante.
Metto a fuoco un'altra onorevole di destra nonché sottosegretario, un vero portento, una dinamitarda, una che ha aggredito l'islam dopo averlo circondato da sola. Se ricordo bene, e io ricordo sempre bene, vuole sostituire il burka con cosmetici di marca e reggiseni push up. La Rivoluzione dell'Acqua di Colonia. Ha anche cercato di stuprarlo l'Islam, e forse c'è riuscita, affermando che Maometto era un noto pedofilo attenzionato dalla polizia. Lei mi sorride di un sorriso affilato come un bisturi, mi volto e mi aggiusto i capelli.
C'è una terza figura, sempre di fronte ma più a sinistra, troppo lontana per poterla distinguere, sto giusto rinunciando a decrittare l'immagine quando noto le ridicole scarpe rosse in pelle butterata di un animale estinto qualche era precedente, sono così eccentriche, così plebee nella loro pretesa di essere lussuose, che non posso che ricordarne il proprietario, uno radiato dall'ordine dei giornalisti per eccesso di presuntuosità, ex intellettuale comunista, riciclatosi dapprima come giornalista sportivo ed ora come opinionista. Un cesso di persona, una prugna secca mutante. Forse fa un cenno di saluto, comunque non gli bado, mi riaggiusto invece i capelli.
Sono affiancato da poltrone che so essere occupate da altri fenomeni televisivi ma per principio non mi volto, sarebbe volgare, mi accomodo i capelli.
Considerando che ci sono ben due onorevoli donna l'argomento della trasmissione è certo politico, magari verterà sulle quote rosa, o sulle pari opportunità, invece no, i due conduttori, una coppia veramente noiosa che ha però il pregio di stravedere per me, dislinguano un lungo discorso di cui io afferro un unico termine, quello essenziale: Yara, la ragazza srapita e poi uccisa in un paesone del nord. I due quando elemosinano la mia attenzione piegano la schiena in un mezzo inchino gorgheggiando nel loro tono più dolce, la femmina nel pronunciare il mio nome arriccia le labbra e flette la lingua, che pare volermi risucchiare dentro il proprio corpo, e se non fosse appesantita dall'età glielo permetterei pure, ma forse è già accaduto, non riesco e non voglio tenere di conto, così è come essersele fatte tutte.
Gli ospiti prezzolati intervengono a turno, i soliti ragionamenti già vecchi e bisunti due mesi fa. Il rapimento a scopo sessuale, il possibile ricatto, l'eliminazione di un testimone scomodo, il branco di coetanei arrapati, il vecchio solitario, il buon padre di famiglia il cui senno si sia assentato cinque minuti per comprare le sigarette, il pedofilo integrato, il pedofilo barbone, il pedofilo immigrato, i satanisti, e a ruota il volere di dio, il furgone bianco, quello a strisce diagonali, le cellule telefoniche, il dna, il ruolo della famiglia i questi tempi marci, i sacrifici rituali, il decadimento dei costumi, gli inquirenti capaci o incapaci, il silenzio strano della famiglia, il diritto di cronaca, la soverchiante utilità per le indagini e la salute pubblica della copertura quotidiana minuto per minuto della notizia da parte della tivù.
Sopporto ogni idiozia con mitezza, tanto più che la mia mente è altrove, i conduttori non mi hanno ancora rivolto domanda, io ancora un'opinione non l'ho maturata, quando sarà il mio turno mi esprimerò, ebbene allora ciò che dirò sarà ciò in cui credo. Non importa il contenuto in sé, conta ciò che dico, la verità è quella. Sia chiaro, per me ragione significa che io ho ragione e voi torto.
Non sono qui, nello studio, la testa aleggia altrove, in un mondo tutto mentale, dove non piove mai, così non si bagnano né mi si arricciano i capelli, dove non esiste la forza di gravità, un luogo solitario abitato solo dal sottoscritto e dalla Cicci, la mia abituale partner sessuale e sentimentale, che stamane mi ha contrariato mandandomi a cagare senza concedermi il contraddittorio, eravamo al telefono e lei ha messo giù. Non ho potuto raggiungerla essendo lei in un'altra città e dovendo io recarmi in questo studio. Rifletto sull'evidente disonestà intellettuale della Cicci, disonestà certo controbilanciata dal possesso di una vulva rosa dal naturale sapore di rum, intanto con la coda di un unico occhio, l'altro è rivolto all'interno a contemplare un universo assai migliore, osservo passivo le immagini scorrere sul grande schermo dello studio. Si vede una grande stanza lungo le cui pareti corrono banchi di lavoro incrostati di apparecchiature scientifiche, due uomini bianchi( bianchi sono i loro camici, le mascherine, i sovra calzari, le cuffie che ricoprono la testa, i guanti) armeggiano seduti intorno a quello che pare un microscopio. Più vicino all'occhio della telecamera un carabiniere la tira lunga sulle problematiche legate al dna, nell'inquadratura è compreso anche il giornalista intabarrato in una doppia copertura (due camici, due cuffie, due paia di sovra scarpe e guanti) un vero pagliaccio incompetente che io licenzierei in tronco, che il carabiniere invece è abbigliato con una comune divisa, un'orribile messinscena dunque. Per un istante valuto se denunciare l'evidente errore e fare così un facile figurone, poi no, preferisco trastullarmi ancora un poco sui propositi di vendetta, la Cicci deve pagare per la sua mancanza di rispetto. Ma è allora che il conduttore maschio, non quello femmina badate, del resto io piaccio moltissimo anche agli uomini, che è un tizio tutto ricciolino con voce flautata, mi porge la domanda di rito. - E tu Vittorio cosa ne pensi?
Io raddrizzo il torso, accomodo i capelli con gesto fluido e prezioso ed enuncio: -Premesso che ho solo udito un mare di sciocchezze vorrei lanciarvi una provocazione. Non ha nulla a che fare con le ultime affermazioni, che tanto non ho ascoltato perché prive di interesse alcuno. La famiglia non parla e non vuole che se ne parli, butta se mai avanti il parroco, che sarà anche una brava persona ma certo non può sapere nulla delle dinamiche interne alla famiglia.
Faccio una pausa, più che altro per riprendere fiato, il ricciolino posa il dito sul mento e chiede cosa intendo, raddolcendo il tono quando pronuncia il mio nome.
-Non è facile accettare il mostro che è in noi, né quello fra noi. Quello che abbiamo sotto gli occhi è proprio ciò che non vediamo.
Il riccioletto computa indeciso sulla mossa successiva ma la conduttrice allarmata mi ringrazia per la mia solita genialità, aggiunge che del resto non si aspettava niente di meno, che è per questo che mi invitano così volentieri. Vita facile la mia. Mi alzo e vado a pisciare mentre discorrono dei servizi segreti, della fabbrica, del cantiere, della palestra, dei graffi sulla schiena a forma di croce, no a forma di x, no senza forma.
Dopo una lunga e soddisfacente orinata decido di defecare qualche stronzo. Calo i pantaloni, mi accomodo, do un'occhiata in giro: la rimessa è pulita ma completamente istoriata da graffiti osceni. E' dal tempo della scuola che non vedevo un cesso così. Cazzi colorati, vagine scolpite nell'intonaco, tantissime scritte che leggo goloso.
Ciao, sono Montezemolo, quello che non fa un cazzo dalla mattina alla sera e se la tira. Sapete sono fesso, ma ho un sacco di raccomandazioni. Perciò sorrido sempre come un pirla!
28enne cerca ragazzo disposto a farsi cagare in bocca.
Cerco figa da leccare a lungo(dammi appuntamento serio qui sotto) No! A bruttone e culattoni.
Ciao, sono Sara, ce l'ho sempre larga e bagnata e profumata. Dimmi chi sei e ti lascerò il mio indirizzo. Sara.
Qui Sergio Sempione si è fatto un cannone.
Io, Marconi Carolina, mi sono fatta una sniffatina.
La do via gratis.
Allora sei una santa.
Mi piacerebbe appoggiare un maschio a questa porta iniziare con un bacio poi scendere leccandogli il collo fino ai capezzoli poi più giù fino alle palle. Leccarle prenderle in bocca e poi risalire lungo l'asta fino ad ingoiare la cappella e ridiscendere e passare al buchetto per poi risalire lungo la schiena e poi da capo fino al culmine del piacere.
Ma sei uomo o donna?
Uomo, ovvio no?
Sono in cerca di figa lasciare un messaggio.
Bravo stronzo. Tu cerchi la figa nel bagno degli uomini?
Moggi&Mughini&Lapo= il Brutto&l'Idiota&la Checca.
Ho tanta voglia di un pompino ma i dinosauri sono estinti.
Ma i pappataci ci sono ancora.
Devo avere il primo rapporto sessuale con una donna. Per favore datemi consigli.
Ecco il consiglio. Lascia perdere le donne. Gli uomini sono meglio.(Un gay della Facoltà di Scienze dell'Informazione).
Dio c'è (proprio in questo cesso)ma non si vede, è coperto dalla merda del papa tedesco(che caga sempre qui anche se in incognito).
!!Cerchiamo terroristi!! Stop Se sei disposto ad unirti a noi in un nuovissimo nucleo e sei pratico di esplosivi allora noi cerchiamo te!! Stop Lascia un messaggio Stop
Con questa carta igienica non mi ci pulisco certo il culo, non mi merita, la mia merda non puzza e sporca poco, poi mi piace portarmene via un po'. Il resto del malloppo lo lascio lì, non schiaccio mica lo sciacquone, potrei infettarmi.
Rientro giusto in tempo per sentire l'idiota con le scarpe rosse rivolgersi alla sottosegretario riffattona- Se la polizia ha dato di sé questa prova così atroce la colpa non può che essere anche del Ministero dell'Interni. Dico di più, del governo tutto.- Serra le labbra con un tale piglio da frocio inacidito che mi suscita l'impulso di schiaffeggiarlo.
-Ecco questa ci mancava proprio, la butta in politica. Lei è un incompetente. Saprebbe altrimenti che questo è il migliore governo degli ultimi cento cinquant'anni, che siamo i primi in Europa, che tutto il mondo ci invidia il premier. Lo dico e lo ripeto, e sottolineo che non è retorica, questo è il governo del fare, il primo a mantenere le promesse fatte in campagna elettorale. Storicamente non era mai accaduto in nessun paese occidentale.
-Non mi risulta. Mi dica piuttosto lei cosa ha fatto per il paese!? E' un assenteista cronica, in parlamento non c'è mai, ed ignorante su ogni questione che non sia il parrucchiere o il chirurgo estetico.
-Ma cosa dice?! Ma come si permette?! Lei dice questo perché sono una donna. Allora voglio che lei sappia che io ho sì un corpo da donna ma dentro sono un uomo, e al contrario di lei, caro signore, che ha dei piccoli attributi di velluto io ce li ho grossi e pesanti in cemento armato.
-Non mi faccia ridere. Ma la smetta. Lei non è un uomo, lei assomma semmai i peggiori difetti degli uomini a quelli già assai notevoli che ha in quanto donna.
-Taci finocchietto!
-Mi scusi Onorevole ma le devo chiedere di ritirare la parola che ha appena pronunciata.- Interviene la conduttrice mal celando l'imbarazzo.
-Che parola?
-Non la voglio ripetere perché per l'appunto è offensiva ma forse il nostro ospite meriterebbe delle scuse.
-Chi quel villano? Quell'uomo orribile? Quel tristo figuro con un passato da agit prop? Impossibile Eppoi cosa avrei mai detto così di offensivo?
-Lei Onorevole ha detto...fino...etto. Insomma lei lo sa.
-Ma cosa ha capito, io ho detto pinocchietto! In quanto quest'uomo è un evidente bugiardo.
-Veramente abbiamo sentito tutti, c'è la registrazione...
-Questo significa dare a me della bugiarda. Non mi presto a queste manovre di bassa macelleria politica. E' oltraggioso per me sia in quanto donna che in quanto membro del governo. Me ne vado.
Ciò detto la gentildonna si alza, sculettando nella gonna aderente abbandona la trasmissione, io mi aggiusto i capelli e butto lì -L'Onorevole ha fatto benissimo, il comportamento di questo personaggio è inqualificabile, è un recidivo dell'oltraggio gratuito. Per non dire di quanto è noioso, è come il salame, dove lo metti lo metti, quando lo tagli ha sempre il medesimo sapore.
L'ex giornalista si gonfia che pare un rospo, è sul punto d'esplodere ma si trattiene, sa con chi a che fare, non reggerebbe mai in singolar tenzone con un peso massimo come me. Noto che è rossa pure la montatura degli occhiali. Disgustoso.
La Cicci è una creatura permalosa, possessiva, gelosa. Disubbidiente, ineducata. In una elegante parsimoniosa economia dei gesti devo punirla e nel medesimo tempo educarla. Magari pure divertirmi. Potremmo giocare al Buon Maestro e all'Alunna Cattiva. Domanda: esistono vibratori anali con le punte?
L'ennesima prova che per me la telepatia esiste, squilla il telefono, è la Cicci. L'intero studio si volta a guardarmi, ho appena infranto un'altra delle sacre regole della televisione: o lo lasci fuori o metti il vibro. Ma nessuno è accigliato, anzi sorridono indulgenti come ad un vivace bimbo troppo amato. Io posso tutto, posso fare anche quello che gli altri non osano neppure immaginare. E a riprova di questo, quando con il cellulare già incollato all'orecchio mi alzo e mi allontano dalla scena, altra palese infrazione al bon ton televisivo, la telecamera mi cerca e mi segue, perché anche così faccio spettacolo, più di quei mentecatti seduti sotto i riflettori.
-Tesoro quanto mi manchi. Perdonami. Non avrei dovuto contrariarti. Lo sai vero che sei il mio cacciavitino? Tu mi smonti e mi rimonti a tuo piacere. Esisto solo grazie a te.
- Già fatto, perdonata. Ma certo anche tu pensi di meritare una punizione.
-Oh sì, ti prego. Stamani ho comprato un vibratore anale con tante punte.
-Cicci Cicci sento odor di cristiancicci.
Che delizia la telepatia.
-Ora che ho acconsentito, anzi ho implorato la punizione dimmi qualcosa di carino. Qualcosa di romantico ed estremamente intellettuale. Penetra la mia anima, lo sai, tu lo puoi fare nonostante la distanza.
-Aspetta, solo un istante che mi dispongo all'improvvisazione, un istante ancora, ecco fatto. E il sangue ardente dell'amore dentro le vene ci scorreva. Ma parole come queste suonano certo meglio in francese, ora raffazzono una veloce traduzione. Ah, ecco: et le sang ardent de l'amour couilait dans nos veines.
Trattasi di uno stupidissimo verso di Prevert, ma la Cicci mi adora trovatore, ed è abbastanza ignorante da non accorgersi che i versi non sono i miei. La sento gemere, il mio intelletto la sta appagando, lei ne vuole ancora.
-Le nostre due ombre s'inseguono come due cani di una stessa madre staccati dalla medesima catena.
Bellissimo, dice, intanto assapora un orgasmo ritmato dalle mie parole. Questa, di certo invidiosi amici, è la mia irraggiungibile esistenza.
Prosegue su prevedibilissimi binari, un criminologo grasso e ricoperto di forfora che pare un abete di plastica dentro una vetrina di Natale, ribadisce l'importanza delle prime quarantottore d'indagine e della necessità di preservare la scena del crimine da qualsivoglia inquinamento. Eh già, lui avrebbe messo sotto la boccia di vetro l'intero distretto bergamasco. Quando incontro tipi così mi sento un po' come il super eroe che abbia sconfinato nel paese di Lilliput. Non c'è partita, se ora gli sputassi in un occhio gli farei un favore, lo libererei certo di qualche bruscolo, gente così non merita neppure il mio disprezzo, va solo ignorata. Badate che io non soffro di manie di superiorità. E' seccante da dire ma io sono realmente superiore.
Poi attacca una voce argentina, innocente e per questo irritante.-Bisogna altresì considerare che la mancanza di coordinazione delle squadre di ricerca e la loro mancanza di professionalità ha determinato quell'inquinamento della scena di cui stiamo parlando. Chi doveva governarle o non ha voluto o non ne è stato capace, e i volontari della protezione civile sono appunto volontari, hanno prodotto più danni che utile. Se calate tutto ciò in una realtà cittadina omertosa avete prodotto il disastro che queste ricerche sono state.
Sarà per il tono comunardo, extraparlamentare, sarà perché mia sorella da piccola donava il sangue e una volta all'anno ripuliva dai rifiuti le rive del fiume con quelli di Italia Nostra ma vedo rosso. E badate che io sono una persona estremamente calma, quando io e la cocaina ci troviamo davanti è lei che si eccita.
-Come si permette!?! Come si permette!?! Lei non può parlare così!! Ha definito omertosi dei cittadini onesti, che pagano le tasse, che compiono regolarmente il loro doveri elettorali. E peggio ha offeso i volontari della protezione civile. Si vergogni due volte!!
-Ma che centra, scusi? Io ho solo detto quello che tutti ripetono da settimane. E' evidente...
-Peggio, Peggio!! Lei si adegua al conformismo cinico imperante. Quello che è evidente è che lei è una stronza! Ritiri subito quello che ha detto. Chieda scusa.
-No, guardi io non devo chiedere scusa di nulla perché non ho offeso nessuno.
Solo adesso noto la sua beltà, le auree proporzioni e una semplicità acqua e sapone che mi arrapa. Ho il rammarico di non averla invece sedotta con i miei modi squisiti, ciò mi fa imbestialire. Palpo con violenza e desiderio la mia cravatta Piombo comprata a Portofino.
-Ritiri quello che abbiamo sentito tutti. Ritiri il termine omertosa.
-Dai Vittorio, sono convinto che la giornalista non voleva dire ciò che ha detto e che ora ritira la parola.
-No invece, non mi rimangio nessuna parola. E non chiedo scusa, semmai è questo signore, che trascende per un nonnulla, che mi deve chiedere scusa.
Non male però, parla calma, tranquilla, solo un lieve rossore sulle guance, altrimenti lattee, denuncia il suo nervosismo. Ha carattere, donne così a dispetto di quello che sembra sono quelle che cedono per prime, datemi solo cinque minuti e questa la sbatto contro la porta del cesso, l'inculo vicino al mio stronzo fumante.
-Ritiri quella parola? La ritiri subito! Ritiri quella parola!
-Cerchi di stare calmo, io volevo solo dire...
-Ritiri quella parola! E' un oltraggio, ritiri subito quella parola o io non la faccio parlare, non faccio parlare più nessuno in questa trasmissione. Io non sarò suo complice. Ritiri quella parola, lei ha offeso delle brave persone, una cosa così non può passare sotto silenzio.
- Dai Vittorio sono certo che...
-No, non faccio parlare più nessuno, ci inchiodiamo qui se la signorina tal dei tali non ritira l'oltraggio.
-Lei è pazzo. Non ho altro da dire. Dovrebbero internarla.
-Le piacerebbe, così mi chiuderebbero la bocca.
-Sì, mi piacerebbe. Lei è un pazzo furioso, non è degno di partecipare ad una trasm...
-E lei è una capra. Lei è una capra, capra, capra, capra capra capra capra capra capra capra...
Entrambi i conduttori, sia il frocetto riccioletto che la bionda tetta sfatta sono allarmati ma si tengono a debita distanza dalla mischia, dicono sì qualche frase di circostanza, fanno il mio nome, ma si guardano bene dall'intervenire, sanno che il pubblico è con me, che il pubblico è sempre con me, perché ama il sangue e le tenere carni smembrate, dunque i gladiatori come me, così presto scoppierà l'applauso che già pregusto. Ma voi non cambiate canale, ora arriva il meglio, ora mi alzo e schiaffeggio la puttana, oh sì, voi lo sapete che lo faccio, lo faccio sempre, è il mio pezzo miglio

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