Avrai certamente saputo di me e del mio cancro e di come sia stato difficile passarci attraverso, di come siano venuti fuori via via nuovi problemi, di come ormai non vedendone la fine io mi senta vicino alla fine se capisci quello che intendo. Ti ho invano cercato, anche dopo tutti questi anni, quando per la prima volta ho avuto la diagnosi, e del resto ho pensato a te anche le volte successive, a cosa avresti potuto dire se fossi stato lì accanto a me, come sarebbe stato giusto che fosse, perdonami la piccola polemica.
Non dirò che ero sola, che vicino avevo mio marito, a proposito avrei voluto tanto presentartelo, sai per sentire cosa ne pensavi eccetera, e al ritorno a casa mi aspettavano i miei figli, il maggiore è già grande ed è tanto caro. Ora ridi di sicuro, lo so, ma pare figlio tuo, quello che non abbiamo mai avuto e che io ho continuato a desiderare con tutte le mie forze, e allora ecco che è accaduta questa cosa a cui credo totalmente, che in realtà il maggiore è tuo, anche se ho fatto l'amore con Paco. A proposito questo è il nome di mio marito, o meglio, non proprio, è il suo soprannome che lui in realtà si chiama Enrico proprio come te, ma io non l'ho chiamo così, mai, mi parrebbe una profanazione, di tradirti e quelle cose lì. Lo so, ci vado a letto ma non conta, ogni volta penso a te, solo a te. Ti amo tanto. Cioè scusami, non ti arrabbiare, non lo volevo dire, è stato più forte di me, non succederà più, te lo prometto. Voglio raccontarti qualcosa di divertente invece, per tirarmi un po su: lo sai che ho riempito la casa di altarini per adorarti ed ognuno ha il suo lumino?
Chissà la faccia che stai facendo. Sto solo scherzando e i lumini mai, non voglio mica portarti sfiga. Tranquilla, stellazza. E' che quando mia nonna era alla fine per assisterla dormivo da lei, e non me ne sono più andata, quando mi sono sposata ho cambiato i mobili ed ecco che sono ancora qui. Te la ricordi la casa di mia nonna vero? Proprio due piani sopra la casa dei miei? E' lì nel lettone che abbiamo fatto l'amore per la prima volta, te lo ricordi no? Sangue dappertutto. Ora ci dorme mia figlia che ancora non capisce perché mi rifiuto di togliere quella vecchia crosta che raffigura un mulino dentro il bosco con il fiume che gli scorre accanto, ricordi(?), ti pareva buffo e non la smettevi più di ridere, dicevi che ti rendeva allegro, qualcosa in quel quadro ti faceva buon sangue, che in un posto così avresti voluto viverci con me, proprio con me, e morirci anche, senza mai allontanarti in tutta la vita più di qualche chilometro. Tu non sai neanche di che cazzo sto parlando vero? Io mi ricordo tutto dei momenti trascorsi con te, li celebro, e quando entro in camera di mia figlia e vedo il quadro, che è proprio davanti alla porta, penso ogni volta a te. Solo per pochi istanti ma è come se tu fossi lì accanto a me, come quel giorno, e tu avessi sedici anni ed io quattordici.
In cucina subito sotto quello nuovo c'è ancora appeso il calendario di allora che ormai cade a pezzi. Quanti Frate Indovino ho cambiato nel frattempo, uno per ogni anno, ma quello è ancora lì a testimoniare che certe cose non passano, che con il tempo anzi si rafforzano. E in corridoio, in corridoio... un po' mi vergogno ma come è sempre stato con te non devo, non devo vergognarmi di niente, in corridoio ti ho fatto il mio primo bocchino, e quando mi sono ritrovata la bocca piena e non sapevo cosa fare tu hai preso il vaso cinese dalla mensola lì accanto, mi hai detto di sputare pure se mi faceva schifo ma io inghiottito, e quindi ad essere precisa, e a te piacciono le persone precise, il mio primo bocchino è stato il mio primo bocchino con l'ingoio, e sai una cosa, aveva proprio un buon sapore. Dopo non ne ho potuto più fare a meno, sono diventata sperma dipendente, ma solo del tuo, quello degli altri ha sempre avuto un saporaccio e per rispetto a te non lo ho mai ingoiato. E' il mio modo di esserti fedele. A proposito la mensola non c'è più ma il vaso è ancora lì, e sul fondo, nascosto nell'ombra c'è ancora qualcosa di te, il mozzicone di una canna che hai fumato quella sera.
Insomma ormai hai capito, in ogni stanza c'è un oggetto che mi fa pensare a te, che mi ricorda che tu esisti e che allora anche io esisto, sono i miei luoghi di culto, le stazioni della mia Via Crucis, il mio filo d'Arianna, fanno sì che nella vita io non mi perda mai. Finché tu ci sei, anche lontano, anche se non pensi a me magari da anni io non posso smarrire la strada, i miei passi sono sicuri. Così tutte le volte che nello studio dell'oncologo, quanti ne ho girati oramai, sentivo quelle brutte parole e mi si stringeva il cuore e una vampa mi saliva alla testa e non capivo più niente e mi sentivo mancare io allora mi volgevo a te e tu sempre mi sorridevi, io non potevo che esserne rassicurata che se sorridevi voleva dire che non poteva andare così male dopotutto.
Ho voglia di vederti, non fare quella faccia che certo stai facendo, non posso sempre stare zitta, ora ti incazzi lo so, ma io non posso vivere senza te, io brutto stronzo ti amo. TI AMO! Non guardarmi male, ma se vuoi fallo, picchiami, non me ne frega un cazzo te lo giuro, anzi mi fa piacere, almeno ti interessi a me, fanculo almeno posso esistere un po anch'io come tutti. A certo tu non picchi le donne ma come fai tu fa più male, fai delle ferite grandi così che non guariscono mai. Mai mai.
Non so cosa sia successo quel giorno, è bastato guardarti, che tu ti voltassi e mi sorridessi per un istante appena e già io ero partita, per l'eternità. L'amore che dura per sempre fa male, che nel mondo niente altro dura così a lungo. Mi sento come un insetto imprigionato nell'ambra. In tutti questi anni niente è stato facile, tu sei tutto ma se non ci sei... Cazzo se sei stronzo, a lei la baci vero, gliele fai le coccole? E io? Maledetto bastardo.
A proposito Gianni e Cleopatra ti mandano i loro saluti.
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