Il cioccolato nausea prima di saziare. E' un bene, che se vai oltre arriva la caghetta. La dispensa contiene milletrecento tavolette al latte più numerose confezioni di cioccolatini, compresi gli scioglievolissimi ovetti Lindor della Lindt e gli insuperabili Baci Perugina. Scarto una mozartkugeln, la faccio rotolare in bocca, lascio correre pochi interminabili secondi, poi la trituro in fretta, operoso, fingendo di assaporare il cuore di marzapane e gli strati sovrapposti di crema di nocciola e cioccolato, ingoio. Bevo un sorso d'acqua, gassata, quattromilaottocento litri contenuti in tremiladuecento bottiglie da un litro e mezzo accatastate in una stanza tutta per loro, in confezione da sei, con accluse le Cartoline della Fortuna tutte regolarmente compilate e già spedite. Si può vincere una vacanza in Thailandia ed un mucchio di premi minori. Chissà se poi faranno l'estrazione. Se non dovessero consegnare i premi, neppure qualcosa di sostitutivo nel caso la Thailandia di fatto non esista più, sarebbe disonesto, lesivo della fiducia dei consumatori nei confronti delle grandi marche, un cattivo affare per chi investe milioni in pubblicità. Scarto un Mon Cherì, forse il preferito da mia moglie Lucrezia, mentre scivola grasso fra le labbra la nausea mi provoca un breve reflusso. A pensarci tutto ciò è disgustoso, dieci cioccolatini fa ha smesso di essere un piacere, è diventato un dovere, ora è un supplizio.
Mi muovo a vanvera, tocco il termostato, accendo e spengo le luci della stanza, quindi mi do una regolata ed una direzione, infilo le mani in tasca, esco dal bagno e percorro il breve corridoio che conduce alla stanza centrale, quella dei giochi.
Ancora prima di entrare sento urlare, Maicol sta surclassando Fede in uno stupido gioco alla Wii, vince chi affetta la verdura più veloce. Se gli chiedessi di farlo in cucina mi manderebbero a cagare, non avrebbero il tempo, per questo mangiamo scatolette e piatti già pronti. Lucrezia sa lavare i piatti, stirare, riassettare, non sa cucinare, Penelope ha paura di rovinarsi lo smalto delle unghie o dio non voglia spezzarsene un paio, poi non sa fare nulla, e se pensate a me, io sono un impiegato di concetto, un dirigente per dirla tutta. Ho studiato tanto, e per arrivare dove sono arrivato ho lavorato anche la notte mentre la maggior parte di voi si faceva le pippe o si dilettava a spompinare sconosciuti alle feste in casa di amici.
Li osservo per un po', Maicol arriccia le labbra in modo speciale mentre in piedi contrae le spalle per lo sforzo e serra le mandibole, il viso arrossato, le gote gonfie, le lentiggini che sembrano sul punto di esplodere e decollare. Fede no, lui è rilassato, gioca, intanto fuma, beve e ghigna, sprofondato nel divano, con la barba vecchia di giorni e i vestiti sgualciti e macchiati di sugo. Maicol è mio figlio, ha otto indomabili anni, Fede ne ha trentaquattro, è mio fratello, che Lucrezia sempre puntigliosa ancora chiama per intero, Federico, per sottolineare la distanza che corre fra lei, bennata borghese ancor meglio educata, e lo stato sub umano vegetalalcolicodepravatodrogato di lui. Secondo Lucrezia il suo è un atteggiamento positivo e progressista, funzionale all'evoluzione di Fede, un attestato di fiducia nella possibilità che in futuro lui possa avvicinarsi a sperimentare la condizione umana. Maicol esulta, ha vinto ancora, Fede fa spallucce, lancia una nuova sfida, dichiara solenne che d'ora in poi vincerà sempre e comunque, che raddoppia la posta, a fine frase gli scappa un singhiozzo, è franto, già sbronzo a mezza mattina ed infatti affetta la verdura da schifo. Vivono entrambi ignari, come in una bolla, non pensano, hanno deciso di non considerare il là fuori, come se niente fosse successo, come se niente stesse succedendo, a loro bastano le repliche dei Simpson e del Gladiatore che l'hard disk collegato al televisore garantisce ab libitum. Per loro il mondo non è mutato, perché il loro mondo irreale non è mutato. Papà raccontami ancora la solita favola, certo figliolo, allora ho alzato il pugno al cielo e a quella schiera di eroi immortali ho ordinato “al mio segnale scatenate l'inferno”.
-Aldo prendimi una lattina
-Anche a me papà, di coca.
Mentre mi dirigo in cucina entra Penelope dalla porta che dopo il breve corridoio conduce alla stanza da letto sua e di Fede. Si è appena alzata, eppure già vestita e truccata trampola su altissimi tacchi a stiletto.
-Cazzo cazzo, qui è un abbrutimento generale. Perché non stai un po' con me invece che masturbare quel coso di plastica? Io per te non esisto?
-Dai Fede, Pe' vuole farsi una sbaciucchiata.
-Piccolo non rompere, ti ho già spiegato che a me i bambini non piacciono, tanto meno quegli degli altri. E poi se non fossi ancora nano sapresti che ho ben altre esigenze che qualche bacio.
-Ma tu figli non ne hai.
-Quando ti ho conosciuto ho deciso che non ne avrei mai avuto.
-Maicol, zia Pè è un toast freddo, non ha ancora imparato a fare i bambini nonostante zio Fede ce la metta tutta e sia un buon maestro.
-Sei solo un grosso pezzo di merda. Ti avverto, non mi prendere in giro chiamandomi zia Pè o toast freddo, ma sopratutto non prendermi in giro in generale.
Penelope parla rapida, con tono aspro, il viso contratto, le vene pulsanti bene in vista sul collo, gli occhi ridotti a fessure lampeggianti, sembra sul punto di perdere il controllo ed esplodere ma quando rientro con le lattine l'atmosfera è totalmente mutata, ora è latte e miele, con un po di zucchero filato a guarnire anche.
-Se mi prepari un cappuccio come solo tu sai fare io ti faccio delle fantastiche ciribiribì coccole. Provare per credere. 5 minuti, solo 5 vedrai, della Penelopina t'innamorerai.
Fede rutta, scivola con il culo sul divano, invita Penelope a sedersi nel ristretto spazio che si è liberato. Lei accomoda le lunghe gambe da gru e fa' una smorfia, lo accarezza, inizia dalla testa e con lentezza scende al petto, disegna deliziosi circoli intorno al capezzolo, risale, intanto gli soffia leggera nell'orecchio, intanto mi guarda, mi fissa intensa, dischiude le cosce strette nei jeans firmati, si lecca le labbra gonfie come canotti e fa scivolare il dito proprio lì, dove ha la fessura. Spaventato, turbato, ingolosito mi volto e scappo nel corridoio che conduce all'esterno, dove sistemando una scrivania ed una poltrona ho ricavato lo studio. Proprio non mi tornano i conti del commercialista.
Più tardi mentre mi angusto con la rata del muto scaduta ieri l'altro arriva Lucrezia, Barbie in bigodini, una piega amara le attraversa le labbra vizze anzitempo, è incazzata nera ma lei si definisce appena un po' indispettita, vuole solo mettere i puntini sulle i, perché non ama farsi prendere in giro, che quella là nulla fa', che quando apre il frigo solo per scegliere uno stracchino fa' tutto un casino, che produce briciole, che ha trovato buttato in bagno il più minuscolo tanga che si possa concepire, un filo appena, credimi un filo che lo puoi infilare nella cruna di un ago. Neanche fosse un cammello. E' che fra donne non si sopportano. In una casa può esserci una sola regina. Ma qua dobbiamo stare tutti, e per quanto tempo nessuno lo può dire.
E' accaduto così in fretta, in modo così irreale, stavo guardando il telegiornale sulla RAI con il Cav che dopo aver sparato ad alzo zero sui magistrati venduti ai comunisti raccontava una barzelletta davvero divertente quando il servizio è stato sospeso, e per fortuna che la barzelletta già la conoscevo*, la conduttrice, quella con gli occhi da cerbiatta e un davanzale stupendo, ferale ha annunciato la crisi imminente, l'allarme totale, non uscite, se siete in giro raggiungete al più presto un posto sicuro. Il tempo di chiamare mio fratello sul cellulare e ho trascinato Maicol e Lucrezia nel bunker antiatomico che mi sono fatto costruire due anni fa'. Fra le altre cose questo dimostra che sono un tipo lungimirante, che è stato un ottimo investimento, che chi rideva rideva fesso, che un bunker non serve solo per farlo visitare agli amici durante i barbecue. Ne sono sempre stato orgoglioso, per me è stato come una seconda casa, come dice il depliàn della ditta che li produce e li installa un rifugio antiatomico è una vera è propria soluzione abitativa, solo che per evitare la contaminazione da radiazioni nucleari, o qualsivoglia problema chimico, ha solette di quaranta centimetri e pareti di trenta, tutto calato bene in profondità per sfruttare l'azione schermante del terreno ed evitare il contatto con l'atmosfera radioattiva. Qui è comodissimo, davvero, non manca niente, né lo scorte alimentari né i passatempi, c'è il riciclo dell'aria, il controllo dell'umidità e della temperatura, i letti sono morbidi.
La cena è stata deprimente, trippa per gli uomini e carne in scatola per le donne e il bambino, per sovrappiù tutto il tempo mio figlio Maicol e Penelope hanno duettato senza sosta "Buona la carne Tinsemmhal.". "Si dice Simmenthal.". “E per secondo?". "C'è carne Simmenthal!". "Ma come... la Simmenthal... a mio figlio?!". “Siii, Simmenthal. SimmenTALMENTE BUONA.". “Se trippa Simmenthal dò a mio marito lo so, che sono abbracci, abbracci, ahhh.”. E sull'ahhh finale Penelope ha prodotto immancabile un gemito rauco inequivocabile di piacere, qualcosa che sapeva di orgasmo, che divertiva da pazzi Maicol ma che si traduceva in una smorfia sulla faccia di Lucrezia. Nessun altro ha parlato, neanche per chiedere il sale, Fede ha fatto una sequenza di rutti, solo un po' d'aria aromatizzata al luppolo e un altra smorfia per Lucrezia.
In quattro giochiamo a Monopoli, Lucrezia si è lamentata del mal di stomaco, si è ritirata in camera da letto con un enorme confezione di biscotti alla crema. Penelope lancia i dadi al posto di Fede che ormai russa scomposto con grande divertimento di Maicol. I miei occhi ingordi si tuffano nella scollatura di Penelope, possenti le tette, nervosi i capezzoli, fieri e mai proni, li intravvedo marroncini nelle trasparenze del reggiseno.
Lei si accorge di tutto, mi guarda di sottecchi, si lecca il labbro superiore, io ho un'erezione isterica, dolorosa, non so casa farei ora se solo potessi. Lo ammetto, non so resisterle, sarà che me la immagino porca, me la immagino troia, sarà che ha un corpo provocante e delle labbra da pompini. Lo ammetto, la settimana scorsa me la sono fatta, non ho resistito, ad un certo punto non ho capito più nulla, lo inculata, come un selvaggio, come un uomo delle caverne, l'ho afferrata per i capelli e zac, glielo spinto da dietro. Non era proprio quello che avrei voluto fare ma ero senza preservativo, non potevo mica metterla in cinta, oltretutto fra nove mesi potremmo non essere usciti, avrebbe dovuto partorire qui. Al diavolo, chi se ne frega di queste cazzate, inutile pensarci, piuttosto mi beccherò qualche malattia sessualmente trasmissibile?
Un'ora dopo riesco a mettere a letto Maicol, stendo il plaid su mio fratello che naviga beato nel paradiso della birra doppio malto.
-Dormirò da sola.- dice.
-Dormirai da sola.- dico.
-Voglio il meglio.- risponde, afferra la mia mano e mi trascina verso la porta.
-Chi mi ama mi segua.-la assecondo fino al corridoio.
-Fidati...te la do gratis!- dice spingendomi in bagno. E' una furia, mi avvinghia, mi graffia, mi penetra in bocca con la lingua muscolosa che vibra e saetta.
-C'è Fede, Lucrezia... potrebbe tornare Maicol.
-E mio padre, mia madre, mio nonno e il suo vicino di casa. Così è più divertente. Se vengono facciamo un'orgia.
Meglio fotterla che comprenderla. Le slaccio la cintura alta di cuoio nero -Non avrai altro jeans all'infuori di me.- dice, e quando li abbasso fino alle ginocchia indicando il tanga minuscolo color melanzana aggiunge -Il lilla che invoglia.
Mi inginocchio per sfilare del tutto i jeans, intanto con il viso le strofino il pube -Il posto più morbido dove mettere il naso.- dice e -Io ce l’ho profumata.
In bikini è perfetta, è come vincere la lotteria di Capodanno. Lei mi indica il suo corpo, mostra la mercanzia -Come natura crea. Fatti una Penelope, c'è più gusto! Toccate con mano. Provare per credere. Penelope ti tenta tre volte tanto!
Le succhio i capezzoli profanando il seno divino. -Petto o coscia? Coscia! Peccato, è tutto petto!- cantilena e non so se ucciderla o scoparla, solo per praticità è buona la seconda.
-A me, me piace.- dice prima di calarmi i boxer.
Quando ha il pene davanti al naso se ne esce con -Mitsubishi, mi stupisci.- e mentre sgrana i testicoli -Il contorno che ti vizia.
Lo mena con le mani, lecca e poppa il glande ma, sarà per la paura di essere sorpresi, nulla si smuove.
-E mo? E mo? Rexona non ti pianta in asso. Orsù metti un tigre nel motore. Non voglio dieci piani di morbidezza.
Rabbioso la rovescio a novanta gradi, io questa la prendo a scudisciate -Quando è il momento...scegli bene. Due buchi is mej che uàn.
Non ho scelta, schiudo l'ano con le dita zuppe di saliva - Il buco con la menta intorno- dice.
Ma poi no, al diavolo le gravidanze, sicuro del fatto mio vado dritto alla fica e l'affare magicamente diviene legno duro. Entro nell'orifizio già grondante, che palpita e succhia come volesse masticarmi ed ingoiarmi. -La patata tira. Così tenera che si taglia con un grissino.
La pistono con tutta la forza che ho in corpo, e la rabbia e la frustrazione e l'incazzatura generale per un mondo che non mi apprezza come dovrebbe.
-Tutta un'altra scopa.
Non so perché penso alle carte, al tressette, penso che dovrei strozzarla e, fanculo, il cazzo, che è risaputo non vuole pensieri, di colpo s'ammoscia.
-Morbidezza imbattibile.
Gliela lecco, sa di ciliegia, allora mordo senza trovare il nocciolo.
-Cose buone dal mondo. Nessuno resiste senza masticarla.
Mi siedo sul bidè e la fotto da sotto. Da piccolo al tempo del catechismo conoscevo due imbecilli che per tutto il tempo parlavano fra loro solo cantando strofe di stupide canzoni popolari senza mai perdere un colpo, ma questo è diverso, questo è troppo.
Batto, sbatto, mi rovino il culo sulla ceramica, sudo, sbavo, decollo, parto, ora arrivo, gemo , rantolo.
-La potenza è nulla senza controllo. Non correte rischi inutili -mi ammonisce Penelope imperturbabile mentre contempla lo smalto sulle unghie.
Lo tiro fuori, glielo sbatto in bocca.
-Tutto il sapore di casa mia.- lo tetta con sollecitudine, intanto mi fissa con gli occhioni sexy -Se c’è la goccia...
-Cazzo, altro che gocce litri.
Sborro a fiotti libero ora di essere debole e triste.
-Sapore vero. Colore chiaro, gusto pulito. Vince la sete, e riparti di slancio. Più lo mandi giù e più ti tira su. Ristora. Rinfranca. Rinforza. Buono, è senza zucchero. Un doppio brodo. Milano da bere.
Mi manca tutto della vita precedente, anche le cose più stupide, anzi sopratutto quelle. Nel corso della giornata di continuo mi sorprendo a pensare a come sarà non vedere mai più quel tale collega, quello che in azienda abbiamo sempre considerato un coglione, o quella segretaria racchia a cui piacevo e che non mi sono mai filato. Penso a come sarà non leggere più l'oroscopo, fresco e croccante, o a come potrò davvero vivere senza il rumore del traffico e la puzza della raffineria dietro casa. Che persino le cose che odiavo ora mi mancano e mi sembrano necessarie. Con qualche eccezione. Che fine avrà fatto il personal trainer di Lucrezia, così consapevole dei suoi muscoli gonfi e del viso belloccio, quel coglione che sospettavo essere il suo amante, ce l'avrà avuto lui un bunker dove rifugiarsi? Non credo proprio.
Comunque vada, anche nella migliore delle ipotesi, la vita certo non potrà tornare normale per un bel po' di tempo, il personal trainer di mia moglie non sarà l'unica cosa con cui non avrò più a che fare. Ma di sicuro ci saranno gli svizzeri, è dagli anni sessanta che costruiscono rifugi, per legge ognuno ne deve avere uno suo o pagare le tasse perché gli sia riservato il posto in uno pubblico. La cioccolata e il formaggio con buchi non mancheranno mai.
Questi si capisce sono pensieri rapidi, larvali, di fatto mi sono imposto di non dargli spazio, non voglio pensare a là fuori, non sarebbe sano. Quindi neppure ne parlo con gli altri ma, sorpresa, nessuno vi fa cenno, neppure mio figlio. Nessuno chiede perché non abbiamo mai ricevuto messaggi dall'esterno. Solo io navigo nelle frequenze in cerca di voci e spiegazioni. Quando loro parlano del mondo che abbiamo lasciato lo fanno come se nulla fosse successo, come se ora fossimo qui per una vacanza, per un bizzarro esperimento, e fuori ci aspettasse la vita di sempre. Parlano al tempo futuro ma parlano del passato. Di qualcosa che non c'è più.
Quello che mi manca di più è il sole, a volte chiudo gli occhi e ne immagino la luce e il calore, apro la bocca e ne sento il sapore.
Guardo un episodio del Commissario Montalbano, da solo, come un vizio. Mi piace, a dire il vero piace soprattutto a mia moglie, ma mi avvelena. E' l'episodio in cui Zingaretti vuole mollare il suo lavoro e tutta la polizia per via dei disordini al G8 di Genova. Colpa della polizia dice, si vergogna, dice. Roba da matti. Non è colpa dei manifestanti con le spranghe e le molotov, è colpa della polizia. Se le forze dell'ordine sono aggredite da degli straccioni va bene, se si difendono, non va bene, menano. Che l'autore di Montalbano è un noto comunista, e i rossi, si sa, usano da sempre i mezzi più subdoli per propagandare le loro assurde teorie e le loro menzogne. No global: finti amici dell'umanità, seminatori di idee e atteggiamenti violenti, falsi che tirano fuori per primi il bastone, salvo poi fare le vittime. In realtà sono dei poveri vigliacchi che in uno scontro aperto e alla pari scappano come lepri (o, per l'appunto, fanno le vittime).
Provo improvviso l'impulso di correre in dispensa a contare le confezioni di pasta e di riso, mi trattengo a fatica, allora comincia il prurito, per vincerlo mi alzo in piedi e saltello sul posto, poi cammino da una parete all'altra con la testa cava di pensieri, senza uno scopo, testardo come una mosca contro il vetro. Per avere requie vado alla radio sempre accesa e vago nelle frequenze in cerca di una voce nel buio che ci circonda, un segnale che attraversi il nulla.
Sono compulsivo lo so, per questo per mezz'ora buona batto e batto sui tastini del sintonizzatore che quasi li rompo. Niente niente niente, solo rumorosa e febbrile disperazione, poi una voce esplode: “Ci siete? Pronto pronto. Cosa è successo? Se qualcuno è in ascolto vi prego...Cosa è successo? Si tratta di un disastro nucleare? Un epidemia. E' un incidente? Siamo stati attaccati? Qualcuno risponda. Ci siete? Pronto pronto. Cosa è successo? Se qualcuno è in ascolto vi prego...Cosa è successo? Si tratta di un disastro nucleare? Un epidemia. E' un incidente? Siamo stati attaccati? Qualcuno risponda. Ci siete? Pronto pronto. Cosa è successo? Se qualcuno è in ascolto vi prego...Cosa è successo? Si tratta di un disastro nucleare? Un epidemia. E' un incidente? Siamo stati attaccati? Qualcuno risponda.”
Smanioso, in orgasmo, sorpreso, impazzito di gioia penso di svegliare gli altri, ma poi no, provo a rispondere all'appello ma è inutile, dopo quasi un'ora mi arrendo sfinito, deluso, zuppo di sudore. Chi ha registrato il breve messaggio non è all'ascolto, e forse non è più. Non riesco a stabilire se l'avvenimento possa essere considerato una buona notizia o no. Agli altri non dirò niente.
Ore 8,25, stanza da letto, Lucrezia tagliate le unghie prende a torturare certe callosità dei piedi. -Ho bisogno di rifarmi la tinta, sono tutta una ricrescita. Ma proprio ora che avevamo trovato il colore giusto la Samanta licenzia quella sciacquetta della Miriam. Sì, faceva la sgualdrina con suo marito ma non è un buon motivo, che poi il marito è un cesso e la Miriam è quanto una scrofa. Ha sbagliato a licenziarla, non è mai colpa delle altre, è la moglie che deve imparare a tenere il marito per i coglioni.
Mi volge le spalle, credo stia parlando a me, quello che lei tiene per i coglioni, ma potrebbe benissimo parlare al vuoto della stanza.
Appena fai due passi e ti allontani dal mondo i fantasmi appaiono, per quanto può essere profondo e buio il pertugio nel quale ti rifugi loro ti seguono e non mollano. Il rumore del treno sul ponte vicino casa e il vibrare dei vetri della camera da letto, il maglione peloso che certi giorni ricopriva le super tette della Cri alle medie, quel cazzone di Travaglio che parla male del Cav. e lo fa ben pagato con i soldi pubblici, la R4 scassata che guidavo a diciotto anni e che poi ho passato a mio fratello, il ronzio di una mosca molesta l'estate scorsa... Il concerto di Alice, una cantante che tirava parecchio quando ero un pischello e che ormai nessuno ricorda. Cantava Per Elisa, cantava Il mare d'inverno scritta da quel tizio pelato che suonava nei Decibel e che di recente ha fatto un programma stupido alla tivù. Ma Elisa ne ha interpretate tante, sopratutto di Franco Battiato. Ha fatto dei Sanremo, era pure gnocca, cosa che non guasta mai.
Sono passati almeno venticinque anni da quel concerto, un pezzo d'eternità. Era in un parco, io ed un altro paio di intossicati lo abbiamo seguito distesi sull'erba, nascosti fra le frasche a fumarci un chilum via l'altro, in perenne paranoia per la presenza di qualche carabiniere qua e là. Ero giusto maggiorenne allora, non avevo buonsenso, in un momento di pazzia avevo acconsentito a portare anche Fede che ancora neanche sapeva cos'era l'adolescenza, che avrà avuto sì e no tredici anni. Dopo un po' me lo sono anche perso. Fatto come ero non sapevo se dovevo piantarla lì di preoccuparmi e continuare con la ridarella o smettere di ridere e iniziare a cercarlo. Comunque non lo abbiamo mica trovato, nel senso che lo hanno trovato prima i carabinieri, appeso alla cima di un palo intento a masturbarsi sulla testa degli spettatori. I miei mi hanno massacrato di botte quando sono tornati dalla caserma con Fede ancora fatto che delirava di onde cosmiche di puro amore e puro sesso. Mia madre mi ha sputato in faccia, gli avevo rovinato il figlio, mio padre si è sfilato la cintura.
Pensare che io Fede non lo volevo mica fare fumare, è stato lui a supplicarmi e poi a ricattarmi minacciando di raccontare tutto ai miei. E' sempre stato uno stronzo. Quell'episodio gli ha segnato il carattere e quelle quattro idee che gli ronzano in testa, da allora non ha mai smesso di inseguire le sensazioni di condivisione universale che ha provato sul palo durante il concerto. La cerca dell'onda magica è divenuta la sua ossessione, da allora si considera un divino surfer della coscienza cosmica. Per un compito del genere non potete immaginare la varietà e la quantità di droghe che occorrono.
So a cosa state pensando, lo so, e fate bene. Il fatto è che i caramba in un certo senso sono arrivati troppo presto, in un altro in tremendo ritardo. Sì, lo hanno intercettato prima dell'orgasmo che altrimenti sarebbe stato perfetto, cioè lo hanno obbligato ad affrettarsi, ma a Fede, perdere la gran parte di quell'immensa sensualità cosmica, non impedito di eiaculare schizzando di seme le teste degli spettatori.
Ho un hobby, un vero hobby, la magia, l'illusione, ovvero la prestidigitazione. So fare un sacco di trucchi, in particolare con le carte ma non solo, se avete sottomano un coniglio, due tortore e un cilindro ve lo dimostro. Con qualche specchio se ci mettete l'elefante vi faccio godere. Che i buoni trucchi non stancano mai e sopratutto funzionano sempre. Come dire che lo spettatore, o il gonzo se preferite, non impara mai, potresti persino spiegargli come fai e illuderlo con quel medesimo trucco cinque minuti dopo, basta variare qualche dettaglio e la botola della magia si riapre inghiottendo di nuovo lo spettatore. In un certo senso non è neppure necessario ingannarlo, lo fa già da solo, in ogni momento della giornata vede solo quello che vuole vedere, basta solo assecondarlo.
La prestidigitazione è questione di depistaggio, porti gli sguardi in alto a destra quando il trucco è a sinistra in basso, sei sempre un passo avanti, cioè a dire che quando gli occhi attenti ti scrutano ormai quello che doveva avvenire è già avvenuto. Fai credere che è questione di velocità, che le tue mani possono battere i loro occhi, muovi rapido la destra e intanto il trucco lo realizzi lento con la sinistra. Che l'artificio è sempre lento mai rapido, e non agisce sotto gli occhi, quello è l'effetto, il trucco striscia al buio, a prova d'angolo.
I medesimi principi dell'arte dell'illusione, con la loro capacità di deformare la realtà, sono applicati dai venditori, dagli imbonitori, dalla pubblicità e dalla propaganda politica, dai predicatori, dai giornali e dagli imbroglioni di Wall Street, e in generale quando nella vita occorre trarre in inganno qualcuno, cioè sempre. Testa vinco io, croce perdi tu. Funziona. E i comunisti lo sanno, i cinesi lo sanno, quelli che chiedono l'elemosina invece di lavorare lo sanno. Sugli ebrei mi mordo la lingua per non passare ingiustamente per razzista (almeno lasciatemi dire che i trucchi più diabolici sono stati escogitati proprio da menti ebree), ma gli arabi che sbarcano a Lampedusa lo sanno. I francesi lo sanno, l'Europa lo sa, noi per loro siamo polli da spennare.
-Che mondo sarebbe senza Penelope.
Non rispondo, non so che dire, comunque il livello del mio testosterone è ancora basso, potrei benissimo rispondere migliore senza mentire neppure un pochino.
-Penelope, il piacere senza il peccato.
Non mi trattengo -Perché parli per slogan pubblicitari? Perché è questo quello che sono, non è vero?
-Aah, l'istinto di un uomo. Con Penelope li vuol lavare lui.
-Smettila o ti meno. Parlo sul serio.
-Perché sono parole preziose, scelte con cura, migliori e più vere della maggior parte delle parole. E sono belle. Sono eleganti.
Mi domando se questi non siano slogan come tutto il resto. Mi scruta, negli occhi leggo una sfida ma anche la consapevolezza di essere indifesa, come se usare parole sue sia per lei spogliarsi di una maschera rassicurante.
-Ma non è faticoso farlo tutto il tempo?
-La perfezione non si raggiunge in un attimo. Scusa, l'abitudine...Era un vecchio slogan dell'Audi. Sono ben allenata, ormai faccio fatica a parlare normale. Sono anni che riempio uno scaffale della mia camera di raccoglitori zeppi di pagine strappate dalle riviste. Le rileggo spesso, per esercitarmi ricopio gli annunci sul quaderno. Mi piace tutto il testo, non solo gli slogan. E studio anche le immagini, in particolare quelle con giovani donne. Imito tutto: il trucco, i capelli, i vestiti, gli atteggiamenti, l'espressione del viso, persino la luce negli occhi. Sì, anche quella si può imitare. C'è tanto da imparare.
Ogni rifugio antiatomico ha due entrate: una per le persone ed una per l'aria. L'ingresso è costituito di solito da una botola corazzata, grazia ad una scala si giunge all'anticamera dotata di doccia di decontaminazione. Per accedere alla cellula di sopravvivenza occorre passare attraverso due porte corazzate a chiusura ermetica e tenuta stagna. La cellula di sopravvivenza ha un ingresso per l'aria dotato di un filtro depuratore. Scopo di questo ingresso è ricambiare l'aria ed espellere elementi nocivi come l'anidride carbonica e l'umidità.
Ogni cellula di sopravvivenza deve essere dotata dei seguenti beni: acqua potabile, alimenti in scatola, energia elettrica e servizi igienici. Deve anche avere i letti e una batteria ad alta capacità di accumulo. E' sconsigliato l'uso di intonaco, che potrebbe creare problemi di salute e sgretolarsi a causa delle onde d'urto.
Non sono un ingegnere ma ho proposto delle migliorie tecniche. Il rifugio è si dotato di batterie gel ma immaginate cosa può accadere sulla lunga distanza se la rete è saltata. Voglio dire: questo rifugio è fornito di scorte per oltre un anno, ma come ti senti quando hai lo stomaco e la dispensa pieni ma sei senza illuminazione, senza aria pulita e ossigenata, con l'umidità che ti gronda dai muri? Quando il micro onde è inutilizzabile, il televisore è spento, l'ambiente è troppo freddo o troppo caldo?
Grande innovazione la mia, fotovoltaico ed eolico hanno reso il rifugio indipendente dal punto di vista energetico, anche sul lungo periodo, permettendoci optional altrimenti proibiti, come il frigo e il lusso di sparare lo stereo a palla.
E' sabato sera, si fa festa, pizza per tutti, fatta da me a partire dall'acqua e dalla farina (se non è un gioco di magia questo). Poi a seguire uno spettacolo di illusioni con carte, monete e fazzoletti colorati.
A dirla tutta sono l'unico ad essere entusiasta di questa parte della serata. Non dispiace a Maicol, che riesce ancora a provare stupore, nonostante abbia visto questi stessi giochi infinite volte.
Lucrezia ha sbranato la pizza ed è corsa in bagno, di certo a vomitare.
Un vizio antico, ieri quando l'ho sorpresa piegata sul water l'ho rimproverata, l'ho accusata di intasare il condotto di scarico, di riempire anzitempo la fossa biologica, un nostro tallone d'Achille. Lei ha risposto a muso duro che basta aspettare e allora invece che vomito esce merda, che per lo scarico del cesso non fa differenza, neppure nel volume. Non ho saputo cosa rispondere, più tardi riflettendoci mi sono reso conto che non ha tutti i torti e mi sono tranquillizzato, che per il momento le scorte di cibo abbondano.
Aprire e riaprire a ventaglio le carte è un'operazione che mi fa stare bene, dal punto di vista del gioco è pura manfrina, è depistaggio per abbagliamento. Quando infine porgo le carte coperte a Penelope, affinché ne colga una, fingo noncuranza ma intanto via via muovo il polso affinché afferri proprio quella che voglio io, lasciandole intatta la certezza di avere operato una libera scelta. Purtroppo quando rivelo con esattezza il valore della carta lei non pare affatto impressionata, e poiché Fede osserva il fondo di un bicchiere, e Maicol addirittura volge la schiena impegnato a sistemare la poltrona, il mio piacere è minimo, la mia delusione è massima. Senza la produzione di rilevanti quantità di meraviglia nel finale, la perfetta esecuzione di un trucco non è nulla.
Chi è preciso e vuole fare la sua sporca figura alle cene in società deve ricordare che la bomba atomica è la bomba A. Cioè quella a fissione nucleare incontrollata, che deve il nome alla divisione, spontanea o indotta, del nucleo atomico di un elemento pesante, uranio 235 o plutonio 239, in due o più frammenti, in modo incontrollato, nell'istante in cui la massa viene resa super critica. Quelle a fusione termonucleare dei nuclei di elementi leggeri sono invece chiamate bombe H o all'idrogeno. Ma, sorpresa, anche queste hanno nella farcitura una bomba atomica, che serve come innesco per raggiungere la pressione e la temperatura indispensabili per la reazione di fusione termonucleare.
Fate attenzione quando la maneggiate o farete una grossa frittata.
Questo tipo di bomba ha una potenza, a parità di massa, sette volte superiore a quella sviluppata da una bomba a fissione. Nella fusione termonucleare non esiste alcun problema di massa critica, non c’è limite alla quantità di sostanze reagenti, di conseguenza la potenza ottenibile è pressoché illimitata.
-A tutti i popoli della terra questo è il nostro ultimo messaggio registrato--Attenzione uomini e donne siamo sotto attacco--Loro stanno scappando--le astronavi già scaldano i motori sulle rampe di lancio--il cielo vomita fuoco e la terra arde--siamo l'ultima generazione umana--ci hanno venduto—Attenzione rimanete dove siete—Attenzione la terra ora non ci appartiene più--alieni assassini stanno per discendere con le loro navi spaziali--insetti alieni assetati di sangue—Diffidate degli agenti Nova che bussano alle porte dei vostri rifugi--sono loro emissari—Diffidate dei Governi dai mille sorrisi--ci hanno venduto--politici e plutocrati hanno barattato la terra con un biglietto senza ritorno per l'eternità—Attenzione non uscite dai vostre tane--l'aria è radioattiva—Attenzione resistete--forse un giorno potremo risorgere alla luce a milioni--uniti libereremo il mondo dalla morsa aliena—Qui è il Generale Lee che vi parla--capo dell'Ordine degli Uomini in Grigio e di ogni umano libero—Attenzione questo è il nostro ultimo messaggio.
Non sono io quello con i problemi alimentari, ma le ingenti scorte che abbiamo ammassato qua sotto mi danno l'ansia. Passo un sacco di tempo a contare le confezioni, a fare calcoli assurdi e inutili. Trecentoquarantaquattro scatole di fagioli borlotti, ognuna da quattrocento grammi di prodotto sgocciolato, a quante cucchiaiate corrispondono? Quanti spaghetti numero tredici ci sono in una confezione da un chilo? Quanti ne vengono ritorti in una forchettata media? Ci manca poco che mi metta a contare le bolle nell'acqua minerale.
Non so cosa mi succeda, né tanto meno perché. Mi osservo però. Mi ascolto mentre riconto per l'ennesima volta le lattine di pomodoro ed eseguo i consueti calcoli. Sento ruggire lontano la bestia, la paura, e sento la mia mente urlare in risposta.
In fin dei conti ciò che davvero si teme è la morte. Il resto sono spauracchi, demoni minori, maschere, sostituti, frammenti, metafore. Persino distrazioni. Occultiamo ciò che davvero temiamo sotto una trama di preoccupazioni urgenti, ma il panico, quello vero, stilla fuori. Esce disincarnato, fantasma che brama un corpo; s'impossessa del primo che trova. Le rughe, i sintomi di una malattia, un rischio finanziario, una perdita nella sfera degli affetti, qualsiasi cosa va bene. Così le richieste di entrambi i giocatori vengono assolte. Noi allontaniamo dalla coscienza ciò che ci fa più paura, ci concentriamo sui succedanei, intanto l'angoscia della morte, sotto falsa identità, vive e si nutre di noi.
Cosa c'entrano le confezioni di cibo con la mia paura di morire? Non lo so. Ma per cominciare sono troppe. Non riuscirò mai a mangiare tutto quanto in tempo. In tempo per cosa? Non so rispondere neanche a questo.
Forse temo che mi vengano sottratte. Magari tutto dipende dalla mia necessità di possederle in modo definitivo. Lucrezia risolve la propria ansia ingoiando quantità enormi di cibo, a me basta fare di conto. In ogni caso entrambi abbiamo bisogno di rinnovare il rito, che è solitario come tutti i veri vizi, io vengo qua ogni giorno, lei si chiude in camera o in bagno. Solo maledettissima, fottutissima, paura.
Penelope mi piace, e non è soltanto un fatto fisico, noi ci intendiamo. Lei non è solo una sexy maiala, quella è la sua forma esterna, l'espressione del suo corpo, dentro è pura come una gattina da svezzare. Voglio dire è ingenua, buona, piacevole, fresca. Perfetta come il suo sedere.
Penelope per farmi contento la sta smettendo con gli slogan, ma la cosa comincia a piacermi. Sto imparando, mi alleno con lei, mi diverto, facciamo lunghe conversazioni senza in effetti dire niente. E' qualcosa che fa sentire leggeri, libera dalle responsabilità, rilassa. Comincio a capire come si diventa Penelope.
-Anch'io ho commesso un errore.
-Viva la sincerità.
-Con te si può.
-Penelope c'è.
-Se non ci fosse bisognerebbe inventarla.
-Meditate gente, meditate.
-Una vera amica le prende al posto tuo.
-L'amica per la pelle.
-I rapporti umani non trasmettono il virus.
-Liberi di amarsi con il cuore.
-Nelle orecchie e nel cuore.
-Stare insieme è un piacere, se non è buono che piacere è?
-Profumo d'intesa.
-Far bene all'amore fa bene all'amore.
-Chi ama brucia.
-Buon giorno con l'amore.
-Fate l'amore con il sapore.
-Felice di piacervi.
-La bellezza non basta.
-Amore a prima vista.
-Diamoci un taglio.
-Ho un sogno.
-Investi nel futuro.
-Il futuro è rosa.
-Il futuro che non c'era.
-L'esperienza insegna.
-Accendiamo il presente per illuminare il futuro.
-Una Penelope è per sempre.
-Qualità costante nel tempo.
-Vuol dire fiducia.
-Fa le cose per bene.
-Cosa vuoi di più dalla vita?
-La mia non è fame, voglio qualcosa di buono.
-Silenzio, parlo io.
-Bidibodibù.
Gli effetti della bomba sono di tre tipi: meccanici, termici, radioattivi. I danni meccanici si manifestano subito, l'onda d'urto è la prima ad arrivare. Questa provoca alla persona sia i danni causati dal crollo di fabbricati e dall'impatto con materiali in movimento ad alta velocità, detti danni indiretti, sia quelli provocati direttamente dall'onda d'urto. Stiamo parlando di una pressione in grado di uccidere un uomo, cioè pari o superiore a 2.104Kg/cm., che nel caso di una bomba atomica da 20 kiloton, si manifesta fino a circa 600 m. dall'epicentro. Solo dopo arriva l'onda termica, che viaggia sì alla velocità della luce, ma segue un percorso a tappe e serpentino, i fotoni di continuo vengono assorbiti dagli atomi che compongono l'atmosfera e riemessi. Perciò in una bella giornata limpida l'onda termica viaggia più veloce che in una giornata nuvolosa o piovosa, allora rallenta e accorcia gli effetti.
Le conseguenze della radiazione termica sull'uomo si possono classificare così: con quantità di calore ricevuto pari a 2-3 cal/cm. si hanno scottature di 1°grado, con quantità di calore pari a 3-4 cal/cm. scottature del 2°grado; per quantità di calore pari a 8-10 cal/cm si hanno scottature di 3°grado. I dati sulla gravità delle ustioni provocate dalle bombe atomiche usate in Giappone sono i seguenti: a 0-1000 m: 95% carbonizzati; a 1400-2000 m: carbonizzati e ustionati di 2°grado; a 2000 m: eritema bolloso, depigmentazione; a 2000-4000 m: pigmentazione bruna.
Gli effetti della radiazione termica dipendono molto dal tipo di vestito indossato. I tessuti bianchi assorbono meno calore.
In una esplosione atomica si calcola che la radiazione termica provoca il 20-30% delle perdite. Gli effetti termici sui materiali si manifestano con lo sviluppo di incendi; a seconda della natura dei materiali, varia la quantità di calore che deve essere ricevuta perché il materiale bruci.
La radioattività emessa dall'esplosione di una bomba atomica si suddivide in due categorie: la radioattività iniziale e quella residua. La separazione convenzionale di queste due forme di radioattività si basa sul fatto che la radioattività iniziale viene emessa nel giro di un minuto primo. Tutte le radiazioni, emesse dopo che sono trascorsi 60 secondi dall'esplosione, formano la radioattività residua.
La misura della radioattività si fonda sull'effetto ionizzante, l'unità di misura è il roentgen (simbolo r), che corrisponde all'ammontare di raggi gamma o di raggi X che produce un centimetro cubico d'aria secca alla temperatura di 0°C e alla pressione di 1 atm, un numero di ioni tali da equivalere all'unità di carica elettrostatica, vale a dire 2.08x109 ioni dell'uno e dell'altro segno.
Per quanto riguarda l'effetto globale che le radiazioni possono avere sull'uomo occorre fare alcune precisazioni. Prima di tutto è necessario stabilire il tempo entro cui si riceve una determinata dose. Per esempio, 100 roentgen somministrati in molti anni non producono effetti dannosi, la stessa quantità in un giorno o in un minuto provoca già notevoli alterazioni del sangue. La seconda precisazione da fare è che, mentre si possono tollerare anche migliaia di roentgen di radioattività se questa viene assorbita da un tratto limitato del corpo, è sufficiente un'esposizione a 600 roentgen di tutta la superficie corporea perché l'individuo muoia.
Le principali manifestazioni patologiche, che si possono osservare nelle popolazioni sottoposte al bombardamento atomico, sono: sterilità e impotenza, cataratte e cecità, danni al sangue, produzione di tumori maligni, danni sullo sviluppo infantile, danni sul feto, danno genetico.
A Hiroshima 1 abitante su 10 entro un raggio di 1200 metri dall'epicentro ha presentato vari gradi di lesione oculare: le cataratte si formano in seguito al bombardamento del cristallino da parte dei neutroni emessi dalla bomba. Le alterazioni sanguinee hanno avuto un carattere di persistenza; a Hiroshima su 924 soggetti esaminati si è potuta stabilire una riduzione dei globuli rossi del 1.6%. Fatto ancora più importante è l'incremento delle leucemie. A Hiroshima e a Nagasaki l'aumento delle leucemie si è verificato fra coloro che, al momento dello scoppio, si trovavano a non più di 2000 m dall'epicentro.
Ecco cosa disse in seguito una donna che all'epoca dei fatti di Hiroshima era una bambina di cinque anni: “Proprio mentre guardavo su in cielo ci fu un lampo di luce bianca, in quel bagliore il verde delle foglie improvviso prese il colore delle foglie secche”. Ho letto la frase sulla brochure del bunker e l'ho imparato a memoria. E' molto poetica, non trovate?
-Sei il super bastardo di sempre. Non avrei mai dovuto sposarti. Meglio mi fossi fatta suora. Avrei dovuto sposare Eduardo.
Già il tenero Eduardo, così privo di difetti, soltanto un po gay, in cerca di un ventre femminile per a) la procreazione e quindi la discendenza, e b) la copertura, per la pacificazione famigliare, e c) il consenso sociale, e quindi e) la carriera, peraltro quasi fallimentare perché il fragile e friabile Edoardo è una vera coccia, ossia non ha né palle né intelligenza sufficienti per farsi strada nel mondo. Lucrezia davvero una pessima scelta.
-Avrei dovuto sposare Francesco, lui era ricco. Era innamoratissimo, per colpa tua gli ho fatto del male. Non si è più ripreso.
Già, ma nel frattempo si è mangiato tutto col gioco delle carte, eppoi anche lui un po' frocio lo deve essere se ancora vive con quella arpia di sua madre. Senza contare che tra me e lui ne hai ripassato quattro o cinque, se non contiamo la squadra di basket, e se alla fine hai scelto me ci deve pur essere una ragione.
-Mia madre lo aveva detto di lasciarti perdere.
Il peggiore dei cliché, non è colpa mia, e in fondo neppure di Lucrezia, ma della sua famiglia tutta. Il padre ex insegnante di lingue classiche ha un aoristo al posto del cervello, ti guarda dall'alto in basso se non hai frequentato il classico, ti disprezza se non declini il latino con scioltezza, ti fustiga se sbagli un congiuntivo. Poiché Maicol era in leggero ritardo a parlare, in compenso ha cominciato a gattonare e poi a camminare prima di un scimpanzé, Amilcare, questo il gentile nome di mio suocero, con giri di parole insinuava che ci fossero problemi mentali, certo originati dal mio patrimonio genetico. Il suo, naturale, discende da una grandiosa schiatta, nel tempo è stato condiviso da fior di intellettuali di cui al momento nessuno ricorda i nomi. E quando in seconda elementare Maicol non è riuscito a imparare una stupida poesia su una odiosa capretta strabica, che dio se la inculi, Amilcare non gli ha rivolto parola per il resto del week end.
I miei suoceri hanno un pregio solo, abitano lontano, troppo, per questo oggi non sono qui.
La madre di Lucrezia, la divina Beatrice, vice contessa, erre blesa, delicata pittrice di sassi di mare e foulard di seta, non riconosce nulla di ciò che è accaduto in questo paese dopo il '45. Lei, così finemente monarchica, così intimamente spiritista, esoterica e glamour, abile segugio e implacabile predatrice nelle svendite di fine stagione. E il fratello di Lucrezia, il mai abbastanza lodato Vittorio Emmanuele, all'apice dell'industria del petto di pollo e affini, inventore in fieri della mortadella di tacchino e della bresaola d'oca, un genio nel suo campo. Abiti su misura da indossare mentre guida una delle sue costose Maserati, con accanto quella emerita stronza della moglie, in qualunque stagione sempre vestita in cashmere, bikini compreso. Vent'anni in Italia e ancora parla come un'americana in vacanza.
-Questa non me la dovevi fare. Vi ho capito, lo sai (?), tu e quella puttana che quel troglodita di tuo fratello ci ha portato in casa. Quel troione, scommetto che anche se è giovane se già rifatte le tette.
Mi trattengo dal negare la faccenda. C'è da dire che se a parole Lucrezia si è sempre mostrata soddisfatta, se non felice, della sua prima, puntuale ha sempre mostrato antipatia per tutte le femmine dotate di un seno appena abbondante.
-Bastardo pallemosce. Figlio di puttana- prende ad urlare. Io esibisco indifferenza, apro il frigo e afferro una bottiglia di succo alla pera.
-E' inutile che fai così, che fai finta di niente, tanto io non mi faccio più toccare da te neanche se rimani l'ultimo uomo sulla faccia della terra.
Le vorrei rispondere che non è poi un'ipotesi così bislacca, ma in fondo potremmo trasformare il bunker in un club di scambisti; a lei toccherebbe Fede.
-Ammettilo che te la scopi. Ammettilo, ammettilo! E a Federico, l'amato fratellino, glielo avete detto che lo cornificate sotto il suo naso?
Il mio silenzio, la mia impassibilità la irritano ulteriormente, inizia a lanciare grida animali, soffia, ulula, ruggisce, spara confezioni di pane morbido e pacchi di bicchieri di plastica. Non mi prendo neanche la briga di schermarmi e di rispondere, le scocco invece un occhiata di disprezzo, con studiata freddezza le volto le spalle e afferro la maniglia della porta. Lucrezia in un secondo mi è addosso, mi afferra per una spalla, mi volto lento per dire qualcosa di acuto e cinico, vedo una maschera di odio in terra scura, rigida, gli occhi di fiamma. Mi colpisce con un pugno, poi con un altro, ha mani piccole ma fanno male, mi proteggo con un braccio e inclino la testa, è allora che noto, prima il filo di orina che gli scorre lungo la gamba, poi il coltellaccio da cucina che stringe nella sinistra.
Oggi si mangia sano e si vive meglio, perché è nel palato che la natura trova il suo apice. Spaghetti al sugo è star bene a tavola, che dove c'è Barilla c'è casa. Doppia porzione e triplo silenzio per tutti. La pasta l'hanno sempre mangiata con gusto ma oggi cosa gli ha preso? Semplice, oggi c'è il sugo Condibene Buitoni. E di secondo due fette di pane (Hai mai visto il grano? E' biondo di colore come il sole, è nato dalla terra per amore, l'hai mai tenuto in mano? Hai mai tenuto il grano nella mano?) con del salume (Oh contessina, avrei un desiderio, vorrei mangiare due fette di Citterio) e un buon bicchiere di Castellino... quello leggero.
-Come mai oggi hai cucinato tu? Dov'è Lù?- domanda Fede.
-Sì, dov'è la mamma, è da ieri pomeriggio che non si vede?
-Non si sente molto bene. Il mal di testa, le sue cose. E' un po' scazzata per la situazione, mi ha detto di salutarvi. Tranquilli.
-Sai dove voglio andare quando usciamo di qui? A quel parco della Disney che c'è a Parigi.- butta lì Fede.
-Sì zio, portaci anche me.
-Deve essere una vera figata. Uno sballo. Puoi discutere di calcio con Topolino nella sala torture, mentre ti lavori Minnie, con Orazio e Clarabella che guardano. (…). Oppure vado a Praga, a bere birra artigianale. Secondo te Aldo cosa è meglio? Che anche a Praga c'è il castello. Di sicuro è meno bello, ma è originale, è di un'epoca passata.
-Ma va là zio. E' meglio Eurodisney, c'è il castello e c'è pure tutta la birra che vuoi.
-A Parigi c'è Parigi. E' una città molto romantica, i grandi negozi, gli outlett delle firme, i ristoranti.- Dice Penelope, ed io mi appunto che se mai dovessimo viaggiare assieme solo baite isolate con grandi lettoni.
-Vai in Corsica, vacci in moto. Ci sono stati dei miei amici in camper, sono rimasti senza fiato. Paesaggi stupendi, gente chiusa ma schietta. Ha prezzi più che buoni ma attento che torni in mutande lo stesso. Che li rubano di brutto.
Modesta proposta per un turismo alternativo, quello nucleare. In Ucraina con quattrocento dollari e le dovute autorizzazioni puoi già visitare Cernobil. Ma ora il governo si appresta ad aprire il sito al turismo di massa, è unico al mondo, pare che in giro ci siano frotte di fessi pronti a spendere per provare il brivido dell'alta radioattività.
L'Iran non vuole rimanere indietro nel nuovo affare, è fresco l'annuncio che aprirà le sue centrali funzionanti a tutti, eccetto che agli ispettori delle Nazioni Unite.
Se siete cittadini americani, al B Reactor, ad Hanford presso Richland, nello stato di Washington, potete ammirare l'enorme reattore che permise la produzione della prima bomba atomica, sperimentata nel New Mexico nel luglio del '45, nonché quella esplosa il mese successivo a Nagasaky. E, udite udite, c'è pure modo di indugiare con i vostri occhi sulla scrivania originale del dottor Fermi, quella su cui elaborò e controllò i calcoli.
Se avete tempo non fatevi sfuggire l'occasione di visitare Trinity Site ad Albuquerke, al movie bar potrete sorseggiare birra ghiacciata, ruttare e rifornirvi di raffinati e macabri gadget, mentre guardate il film sulle esplosioni fungiformi.
Se siete arrivati fin là, già che ci siete, fate un salto lì vicino, a White Sands, c'è il poligono missilistico, dove avrete modo di accarezzare i letali petardi Honest John e Hound Dog.
Da quelle parti c'è pure l'International UFO Museum and Research Center, il Museo degli Alieni di Rooswell, dove nel '47 precipitò un UFO. Non male, dai.
Per non parlare del Bradbury Science Museum che gratuitamente espone delle copie di Fat Boy, nome in codice Mk.2, la bomba esplosa su Nagasaky, e di Little Boy, nome in codice Mk.1, esplosa su Hiroshima.
Vedo sangue scorrere sulle pareti e invadere i pavimenti, vedo rubinetti spruzzare escrementi, è la Lucrezia che mi chiama, vedo letti di ospedale, flebo appese alle mie braccia, tubi di plastica che si avvolgono intorno al mio collo e stringono, stringono, stringono per soffocarmi, sento i gemiti di tutti i morti, le ossa scrocchiare mentre si alzano dai loro sepolcri antichi, sento Maicol piangere di fame e freddo, sento i rantoli di godimento di Penelope mutare in soffi minacciosi, ascolto le ultime parole di Fede ma non le comprendo, fiuto la putrescenza, avverto la sua marcia di conquista, lo so bene, le pareti del bunker non mi salveranno. Gesù aiutami tu, Maria fa che questa cosa non ci sia.
Leggendo da una brochure: L'ingresso dall’esterno è servito da una botola corazzata e scala interna dalla quale si accede in un locale anticamera dove è prevista una doccia decontaminante. Per passare agli ambiente/i protetti si attraversano due porte corazzate a chiusura ermetica e tenuta stagna.
Il Bunker Antiatomico possiede l'ingresso per l'aria con un filtro depuratore per il ricambio e per eliminare l'anidride carbonica, elementi nocivi vari e umidità in eccesso.
La cellula di sopravvivenza avrà acqua potabile, alimenti in scatola, energie elettriche attive a batterie con accumulo "gel", servizi igienici di smaltimento dei rifiuti.
I nostri rifugi possono essere costruiti anche in unico blocco con strutture esterne alle abitazioni.
I rifugi antiatomici sono costruiti in conformità con le leggi attuali.
Di solito il Bunker Antiatomico garantisce una sopravvivenza di qualche anno ma è possibile prolungare tale limite .
I nostri rifugi resistono a contaminazioni atomiche, chimiche e batteriologiche, temporaneamente a inondazioni.
Per l'incolumità delle persone prendiamo come riferimento le normative svizzere ITAP 84, ITC 94 e ITC 97, essendo a oggi le più rigorose .
Realizziamo gli edifici in base a specifiche personali e numero di abitanti .
Le strutture possono essere costruite a sé stanti, integrate a immobili nuovi o esistenti .
Tutti gli impianti sono i migliori nel mercato per affidabilità e risparmio di consumo .
Le strutture sono realizzate per rendere il massimo confortevole il soggiorno in situazioni estreme garantendo periodi anche lunghi, calcolando acqua e cibo e servizi igienici.
Diamo molto risalto alla qualità della vita in tali situazioni, offriamo tv satellitari, circuiti e giochi per bambini, molte le proposte fra cui scegliere in base alle proprie esigenze .
Stiamo inoltre testando un ambiente sotterraneo per la coltivazione di frutta e verdura con tecnologia all'avanguardia, e un microsistema con piante capaci di trasformare anidride carbonica in ossigeno permettendo un soggiorno più lungo, più sano, più felice.
La spettacolarità dei nostri impianti è senza eguali, una novità è la possibilità di far scendere la luce solare negli ambienti tramite lastre riflettenti in acciaio con il sistema a periscopio.
Piccoli dettagli come oggetti utili e futili possono essere integrati negli ambienti, il comfort abitativo è sicuramente una delle nostre politiche.
Possiamo asserire di essere all'avanguardia per la realizzazione di opere abitative .
Strumentazioni per testare gradi umidità e situazione esterna possono essere integrati .
Possibilità di usare tute per accedere all'ambiente esterno (tute NBC).
I rifugi sono creati per vivere al meglio, sono incluse informazioni nutrizionali, sistemi comunicazione, pronto soccorso, medicinali.
Il Bunker Antiatomico in situazione di normalità può essere adibito a uso abitativo normale.
Pagamenti personalizzati, soluzioni rateali, sconti su numerosi modelli, zona outlet. Da gennaio particolari offerte su tute NBC, pale e picconi, contatori geiger.
Una cosa che la brochure non dice: la presenza indispensabile di un locale destinato a contenere eventuali vittime. In questo bunker, essendo noi in cinque, sono state predisposte 4 bare con accanto i mezzi necessari per sigillarle. La quinta naturalmente non serve.
Non trovo più gli altri, Lucrezia, Fede, Penelope, Maicol. Vero, ogni tanto ne sento riecheggiare le parole e i passi, allora corro, ma non li raggiungo mai. Li ho cercati a lungo, ovunque.
Uscite di lì, vi ho visti. Maicol, ti spunta la coda. Lo sai che sono più bravo io a trovarti che tu a nasconderti.
Se fossi sempre stato solo? Se la loro presenza me la fossi solo immaginata? E se neanche il bunker ci fosse mai stato? Se esistesse solo dentro la mia testa? Se tutto quello che so, quello che vi ho raccontato sui rifugi antiatomici, lo avessi letto su wikypedia?
Se l'annuncio televisivo me lo fossi inventato e là fuori non fosse successo niente?
Sono sicuro che è solo uno scherzo atroce, o un esperimento. Ora apro ed esco.
La stanza oltre il letto contiene un piccolo armadio ed una cassapanca. E' in completo disordine, il brutto copriletto a grossi fiori viola è appallottolato sul pavimento, i vestiti miei e di Lucrezia sono sparsi ovunque, lacerati sono ridotti come stracci. Il neon produce un sinistro ronzio ed una luce intermittente di freddo blu.
Lucrezia è una cavallona instancabile, frenetica di iniziative luminose ed inutili. Ha dipinto mobili vecchi e stoffe, si è dedicata al bricolage, alla coltivazioni di rare piante da giardino dal difficile trattamento, ai giovedì letterari, ai venerdì del bridge, entrambi conditi di tartine e fluenti martini piuttosto che di tè e pasticcini. Ha perso la testa per la macrobiotica, l'erboristeria, il reyki, lo yoga e per innumerevoli sport. E' stata persino dama di San Vincenzo, ha smesso quando nel distribuire vestiario usato ha consegnato per errore il suo foulard hermès preferito ad una di quelle lerce pidocchiose. La sua carità, a quel punto, è andata in crisi.
Non si può capire Lucrezia se non partendo da quei suoi foularini, dagli orecchini con la perla, dai capelli sempre in piega, dai jeans strecth a vita alta che le fanno il culo fantastico, dalle sue hogan colorate, dalla collezione di cerchi per trattenere i capelli. Tutta robina veramente deliziosa, non si discute, messa insieme fa anche un certo effetto, odora di buono, di sete fruscianti, di cipria, di carta di credito, presi singolarmente sono brani di perfezione che ritagliano un'esistenza contro la vacuità del cielo, del nulla che incombe.
Lucrezia sta facendo di tutto per fare di Maicol un frocio. Ci sarebbe già riuscita se io non opponessi una resistenza virile. Nulla contro i gay, intendiamoci, ma mio figlio no, piuttosto drogato.
Lucrezia è quel tipo di persona che considera sé stessa come la classica bella ragazza intelligente e tanto perbene costretta a convivere con una bestia mostruosa e gretta, che poi sarei io. Lei dice di essere sopratutto sensibile, chi la conosce bene la trova esuberante, e credo un filo eccessiva. Chi la incontra per la prima volta nota il naso adunco, la figura imponente dai gesti effervescenti, la parlata spedita e pirotecnica, poi con il tempo emerge l'infantilismo e l'acidità. A causa del suo passato ha bisogno di essere compresa e coccolata, teme di essere derisa e abbandonata, sopra ogni altra cosa desidera una linda felicità da bambola merlettata, seduta sulla seggiolina di plastica all'ora del tè.
La camera di Fede e Penelope è al buio, il portalampade pende dal soffitto proprio sopra il cumulo di vezzose valige rosa e coperte colorate. Esploro l'armadio e il sotto del letto, anche qui nessuno.
Fede è un bravo ragazzo, sul serio, non si presenta bene, è vero, ma un cuore grande così. In famiglia il buono è sempre stato lui e questo lo ha svantaggiato da subito.
Lui indossa sempre il sorriso, un paio di jeans sformati, specie sulle ginocchia e sul sedere, ha la barba lunga e incolta che sfrega di continuo, la forfora, i punti neri, i denti sporchi di cibo e nicotina. Non è proprio lindo, ma lui è così, riesce a sbattersene di tutte le convenzioni sociali, le implicazioni morali o etiche. Fede è una pancia, un culo, un uccello. Fede bara al gioco: scambia le carte se può, ti confonde e ruba punti al biliardo, non restituisce mai, mai, i prestiti, mente con leggerezza su tutto, non per guadagno, per principio. Ma se hai bisogno di aiuto lui c'è sempre.
Se chiedete a lui, chi sei Federico? Lui certo risponde uno a cui non frega un cazzo, uno onesto.
Al suo funerale tutti si ricorderanno sopratutto dei suoi continui scherzi e dei suoi stravizi, ma pure del candore e della generosità. Fede cerca la pace, la sua paura più grande è di fare male agli altri. E' davvero una grande persona; è mio fratello.
Il soggiorno è in ordine, la tivù sintonizzata sul nevischio vorticante è bagliore in movimento, il divano custodisce ancora le orme di calore di Fede e Maicol. Il tavolo è apparecchiato, non una briciola fuori posto, anche se i piatti colmi di pasta non fumano e sono ricoperti di muffa verde.
Maicol è grassoccio, ciuffo tinto, pantaloni scalati sotto il culo, polo con colletto sempre irto, catena e bracciali in acciaio e caucciù, litri di profumo da giovane frocio. A scuola non è brillante ma calcia bene al pallone, non è certo uno che corre, che ha il culo pesante, ma ha un buon piede e la maglietta a righe verticali gli dona. Quando ride l'aria s'illumina, è il momento che le rondini tornano e fanno il nido, ma gli puzzano i piedi. E' viziato, sempre stato. Da piccolo voleva due giocattoli nuovi ogni giorno, e grossi, mica da poco prezzo. Per lui è pacifico che ci saremo comunque noi, Lucrezia ed io, accanto a lui a risolvergli i problemi. Non si rende conto.
Maicol considera sé stesso un gran fico da sballo, very tosto e multiverso, qualsiasi cosa questo significhi. Osservandolo da lontano direste che è una star della televisione, nana e checca, avvicinandovi lo riconoscereste per quello che è, un bambino con una madre invasiva e senza un cazzo da fare tutto il giorno. Qualche volta Lucrezia arriva persino a pittare a Maicol le unghie delle mani, e passi, ma quello che davvero mi urta è la tinta dello smalto con il quale compiono l'operazione, fucsia.
Chi conosce Maicol lo trova amabile e innocuo, magari giusto un filo petulante, nulla di più. Lui ha bisogno di essere sempre al centro dell'attenzione, per ottenerlo non si risparmia, è un esibizionista nato. Parlava e si muoveva appena e già si dava un gran daffare ad agitare il culo per imitare le movenze di Maicol Jackson.
Maicol ha una paura fottuta che gli altri gli voltino le spalle, che smettano di volergli bene. Si crede tosto ma è fragile.
Il bagno è minuscolo ma fornito di tutto ciò che ti aspetti di trovarci. Il lavabo è incrostato di sangue, come il pavimento. A terra raccolgo il reggiseno dalle grandi coppe di Penelope. Riaffiora il frammento di un ricordo, il soffio caldo del suo alito sul collo, mentre seduto sotto di lei sul bidet la scuoto con forza crescente per muoverla intorno al pene, la porta che si apre, il viso sorpreso e ferito di Fede. Poi torno al presente, ai teli di spugna gettati in un mucchio nella doccia che ancora disperde vapori. Dove si sono nascosti tutti quanti?
Penelope descriverebbe sé stessa come una grandissima gnocca, se dovesse usare una sola parola per raccontarsi questa certo sarebbe seducente. Chi la conosce parla volentieri della sua terribile impulsività e di quanto sia logorroica. Quando vi imbattete in lei per la prima volta notate le tette notevoli, le labbra rigonfie, la sua insicurezza, col tempo vi accorgete che è nevrotica e autodistruttiva.
Penelope ha bisogno di assistenza e adulazione continue, oppure va in pezzi. In generale ha paura di non farcela, cerca uomini che l'aiutino, ma finora nessuno è riuscito a fugare le sue paure se non per brevi periodi. Il suo desiderio più grande è di essere desiderata da ogni uomo, di qualunque età, che respiri l'aria del mondo. Le altre donne sono solo rivali; se sono brutte, per nulla competitive, socialmente goffe, e molto pazienti possono percorrere, per un breve tratto, le strade del tempo come amiche adoranti.
Penelope non è capace a stare sola e in silenzio, è così inadeguata che mi aspetto di trovarla fra un momento, smarrita in un angolo, seduta a terra a piangere.
Ah, lei ha davvero un gran culo.
Nella dispensa quasi non si può entrare per il cattivo odore e l'ingombro. Il pavimento è ricoperto di cocci di vetro tagliente, di alimenti versati in avanzato stato di decomposizione, di plastiche e carte. Gli scaffali sono ripieni di macerie maleodoranti, di scatolette ammaccate e aperte, di bottiglie d'acqua forate che paiono cadaveri malinconici. Qualcuno si è divertito a combinarmi questo bello scherzetto. Maicol e Fede certamente. Ora li acchiappo io. Non sanno però il favore che mi hanno fatto, a dispensa vuota mi sento leggero e senza catene.
Io, Aldo, sono una persona sveglia e non prevedibile, sono cacciatore, non preda. Indosso abiti borghesi, ma sotto la maglia della salute sono una bestia feroce che combatte per la propria sopravvivenza e per il grasso che cola. Eppure gli altri mi trovano docile e simpatico, o io sono bravo a dissimulare o loro sono dei perfetti idioti.
Ho letto una volta che i progenitori dell'uomo si sono impratichiti a sorridere proprio durante i pasti, per rassicurare gli altri commensali ammucchiati intorno alla medesima carcassa, per mostrare loro la bocca già piena, che quindi non si sarebbero serviti dei vicini come cibo.
Appena mi si conosce si nota di me la figura diritta e il viso puro che pare scolpito nel legno, si apprezzano la concretezza e la disponibilità. Chi non mi ama dice che ho il sorriso maligno e l'ossessività di una pittima.
La verità che le cose mi piacciono bene in ordine, ognuna al proprio posto. La verità è che non riesco a comprendere a cosa serve procedere in avanti nell'esistenza, e che ho paura di quello che ci può essere dietro la curva dell'istante presente. Il mio timore più grande è però che niente sia come appare, anzi che niente esista al di fuori della mia mente, che io stesso mi stia dissolvendo nel nulla come una nuvola sbrindellata di medusa al sole. Lo sento bene, è già cominciato per me il conto alla rovescia.
Mi chiamo Remo, non so (gracchiare) succedendo ma vi posso assicurare che qui da dove sto chiamando va tutto bene, (gracchiare) come sempre. Non ho visto esplosioni, razzi o dischi volanti. Il cielo è azzurro, l'aria è fragrante, (gracchiare) la stagione gli uccelli sono indaffaratissimi a preparare i bagagli per andarsene. Non è successo niente. Io vivo isolato in cima alla valle, coltivo il mio orto e mangio le mie verdure, sono buone, non fanno male, non ho il mal di pancia. (gracchiare) giovane, i prossimi sono ottanta. Alla mia età si ci ammala per tutto, eppure sto bene. Ho sentito dire alla radio che io tenderei trappole, che sono in combutta con non so con quali nemici provenienti dalla periferia dell'universo, non è vero. (gracchiare) tutto va bene (gracchiare) Com'è che non si sente ne radio ne televisione? Non lo so, sarà che io le ho buttate venti anni fa (gracchiare) non mi pare un fatto importante (gracchiare) cosa significa (gracchiare) avranno i loro problemi. (gracchiare) Non esiste nessun complotto, credete a me (gracchiare) si tratta di una specie di scherzo, di una bufala atroce. Magari è un colpo di stato, (gracchiare) una trovata pubblicitaria. A proposito non bevete Coca Cola, fa male alla salute. Se l'avete in casa correte subito a versarla nel gabinetto, ci mettono dentro una polvere che permette loro di controllare il vostro cervello a distanza (gracchiare) è un esperimento globale, non bevetene più (gracchiare) uscite e respirate a pieni polmoni. Non è successo niente, io non sono sul libro paga di (gracchiare)(gracchiare) (gracchiare) (gracchiare).
Sono giorni che li chiamo, mai nessuno che risponda. Lucrezia deve essere uscita per prima, forse gli altri lo hanno capito e sono andati anche loro. Ora danzano fra i fiori cantando il mio nome.
Non credo che sia poi così bello. Fuori è già buio alle sei e non è periodo di cicale, certo tira vento e piove.
Non mi ricordo niente di là fuori, a parte che era tutto grigio, come nebbia, solo un grosso cumulo di cenere. Forse neppure mi piacerebbe più.
Mi aggiro per le stanze, solo, parlo un po' coi muri ed un po' col pavimento, nudo ma non ho freddo, una crosta di sangue secco mi protegge da ogni male. Ora vedo tutto chiaro, nulla mi disturba, né la luce né il buio possono danneggiarmi, vago tranquillo ritagliando fantasmi, faccio parte del tutto, ogni cosa mi appartiene ed io appartengo ad ogni cosa, è come essere dio. Tutto è facile, tutto è già risolto, Gesù come è bello. Penso ad un erezione, di fatto ho un'erezione, allora vedo Penelope, la sua larga bocca a corona del mio pene, raggiungo l'estasi suprema quando prima mi sarei accontentato di un semplice orgasmo. Immagino la pioggia, già quella mi batte sulle spalle e il rombo eccita l'aria. Danzo nel nulla per creare nuovi paesaggi, sorge il sole che disegna il vento che disegna le nuvole che disegnano il cielo. Sale la rugiada dai prati, cresce lento un arcobaleno, la trota sbatte nell'acqua, sotto la volta scura degli alberi, dove vorticano moscerini grandi un grano.
Dove mi trovo? Chiudo gli occhi e rivedo il bunker, li apro e le erbe giocano con il vento, flirtano con gli insetti, li richiudo e osservo il muro fabbricare lento come fonte pigra uno sgocciolare rosso nel silenzio assordante. Arresto ogni movimento perché l'immobilità è frenetica. Con l'immaginazione bevo un po' della mia urina, intanto faccio pranayama con lo sguardo torto sul terzo occhio, dio mio, come è bello grande il cosmo. C'è spazio per tutti, anche per me. La saggezza mi raggiunge, si strofina un attimo sui miei polpacci e mi fa suo. E' magnifico, contenere nella mia sola testa ogni nozione è una sensazione inesprimibile. Forse sono l'unico sopravvissuto, forse morendo ogni abitante del pianeta mi ha fatto dono di tutto ciò che conosceva, così ora domino lo scibile, ora sono in cima alla piramide di conoscenze accumulate degli uomini e dai loro precedessori in milioni di anni.
Venite a tirarmi fuori di qui.
Lo sapevi tu che in tutto il mondo il 23% dei problemi delle fotocopiatrici sono causati da persone che si fotocopiano il culo?
Lo sapevi che se tu urlassi per 8 anni, 7 mesi e 6 giorni, produrresti abbastanza energia sonora per riscaldare una tazza di caffè?
Lo sapevi che Kilroy was here?
Lo sapevi che il record mondiale per il rutto più lungo è stato detenuto per tre anni da un detenuto di San Vittore, ma che nessuno è in realtà in grado di dire quanto fosse poi lungo?
Lo sapevi che negli Stati Uniti il maggior numeri di incidenti stradali è dovuto al rovesciamento del bicchiere del caffè bollente sui testicoli del conducente?
Lo sapevi che è impossibile starnutire con gli occhi aperti?
Lo sapevi che che madre natura ha risparmiato ai gamberetti la maggior parte dei problemi emotivi posizionandogli il cuore nella testa?
Lo sapevi che il nucleare è una forma illimitata di energia, perché mentre tu bruci l'uranio la combustione, carinissima, produce plutonio, che è un combustibile anche migliore?
Lo sapevi che 1\2 Francia è contaminata da scorie d'uranio prodotte dalle centrali?
Lo sapevi che l'universo è un'immensa centrale nucleare? Che sotto il tuo culo è tutto un pullulare di scorie?
*In breve la barzelletta è questa: Il Cav è in Inghilterra per una visita ufficiale, sicché la Regina Elisabetta lo invita Wermaister a prendere un tè con i pasticcini. Il Cav approfitta della situazione per porre alcune domande sulla di lei strategia di leadership, la Regina risponde che ciò che davvero importa è avvalersi di persone molto ma molto intelligenti. Il Cav chiede allora a Sua Grazia quale elaborato sistema utilizzi per stabilire quali persone sono realmente intelligenti. “Lo so facendogli la domanda giusta”, risponde la Regina “Mi permetta di dimostrarglielo”. La Regina telefona a Tony Blair e chiede: “Signor Primo Ministro la prego di rispondere alla seguente domanda. Suo padre ha un bambino, sua madre ha un bambino ma lei Sir non ha né fratelli né sorelle, chi è questo bambino?” “E' semplice” risponde Blair “sono io”. Rientrato in Italia il Cav decide di mettere alla prova i suoi collaboratori, convoca ad Arcore Pierferdinando Casini, il Presidente della Camera, e gli chiede “Pierferdi tuo padre ha un bambino, tua madre ha un bambino ma tu non hai né fratelli né sorelle, chi è il bambino?” Casini ci pensa su, poi imbarazzato chiede di potersi accomiatare in modo da rifletterci meglio. Subito convoca una riunione di partito ma nessuno degli esimi colleghi riesce ad arrivare a nulla. A quel punto decide di usare l'estrema risorsa, convoca l'onorevole Buttiglione che è pure rinomatissimo e valentissimo filosofo e gli dice “Ascolta, tuo padre ha un figlio, tua madre ha un figlio, ma tu non hai fratelli né sorelle, chi è questo figlio?” “Naturalmente sono io” risponde subito Buttiglione “Tutto qui?”.
Casini trionfante corre ad Arcore “Presidente conosco la risposta. E' Buttiglione”. Allora il Cav rassegnato risponde “Cretino, è Tony Blair!”.
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